Presa cellula del terrore legata ad Amri

Un arresto e un espulso a Brindisi: preparavano attentati in Turchia

F ate scorrere fiumi di sangue, rendete le loro città cenere e macerie. Procedete con un attacco dopo l'altro» è uno stralcio del testo trovato sul telefonino di uno dei due aspiranti kamikaze fermati ad Ancona agli inizi di dicembre. Un congolese, Lutumba Nkanga, che sul primo momento sembrava solo un clandestino senza permesso di soggiorno. Il suo compare era il tunisino Soufiane Amri segnalato dall'antiterrorismo tedesco come volontario della guerra santa sui campi di battaglia in Medio Oriente. L'obiettivo del delirante proclama siamo noi europei, infedeli ed i traditori del vero Islam, come i turchi che hanno voltato le spalle alle bandiere nere. Il testo in lingua tedesca si scaglia contro «i piani e le strategie dei romani» invitando i mujaheddin a «marciare con la benedizione di Allah».

La Digos di Brindisi ha scoperto che i sospetti fermati ad Ancona formavano una delle due cellule del terrore che dalla Germania si stava dirigendo in Turchia per compiere un attentato. E probabilmente si sarebbero recati prima o dopo in Siria. Non solo: il tunisino era in contatto con Anis Amri, il killer di Berlino ucciso a Sesto San Giovanni. I due di Ancona facevano parte di una rete di 11 estremisti islamici sgominata in collaborazione con le autorità tedesche. Gli arresti dell'operazione «Transito silente» avvenuti a fine dicembre ed i primi di gennaio sono stati resi noti solo ieri per permettere di individuare l'intera rete. L'aspetto più allarmante è che la cellula in contatto con Amri aveva scelto di passare per il nostro Paese tre settimane prima dell'attentatore di Berlino.

Dal decreto di fermo della procura di Lecce si scopre che Lutumba e Soufiane, entrambi residenti nella capitale tedesca, erano giunti in treno, via Monaco di Baviera, alla stazione Termini di Roma il 3 dicembre. La cellula doveva partire il giorno dopo con il traghetto da Ancona a Patrasso, ma per uno sciopero non hanno potuto imbarcarsi. Così la polizia li ha controllati il 5 dicembre all'hotel Rosa di Ancona scoprendo che il tunisino aveva un divieto di espatrio tedesco come foreign fighter. Per questo è stato rimandato in Germania e arrestato.

Agli inizi di dicembre il congolese sembrava solo un clandestino ed è stato spedito al Centro di identificatone di Brindisi in attesa di espulsione. La Digos locale, però, ha scoperto che i suoi tre cellulari contenevano proclami che inneggiavano a colpire gli infedeli e video sanguinari ricevuti direttamente dall'agenzia di propaganda Amaq dello Stato Islamico. Lutumba aveva una «rete segreta di comunicazione» con l'altra cellula partita da Berlino lungo la rotta balcanica via Telegram e Viber stando ben attento a cancellare le tracce. «Adesso fai attenzione veramente, andate da dietro, così che nessuno vi noti. Credimi questi porci vi stanno alle costole è una delle comunicazioni intercettate dall'antiterrorismo. Il congolese aveva un ruolo di capetto dell'operazione. E trasferiva in Turchia «denaro e dati per la realizzazione di documenti falsi - si legge nell'auto di accusa - per rendere sicura la circolazione transnazionale di sodali ricercati».

Le sue istruzioni erano di non farsi crescere la barba o vestirsi con le tuniche arabe per evitare di venire fermati. Secondo la procura, che lo accusa di terrorismo internazionale, era un seguace dello Stato islamico, che «si proponeva il compimento di atti di violenza con finalità terrorista anche nei confronti dell'Italia, della Turchia e di altri stati esteri». Nel decreto di fermo si legge che «il viaggio attraverso l'Italia» serviva per «compiere attentati specificatamente ad Istanbul». Lutumba «ha assunto comportamenti individuali anticipatori e prodromi al martirio» come cercare una devota sposa islamica, saldare i debiti e mettere in vendita una casa a Berlino per finanziare la moschea estremista poi chiusa con la retata dell'antiterrorismo partita da Brindisi.