Preso il quarto stupratore: aveva 11 chili di droga

Il gambiano è accusato per la morte di Desirée. Era in un insediamento abusivo di stranieri

Preso. Era nella baraccopoli più grande d'Europa, a Borgo Mezzanone nel foggiano, il quarto assassino di Desirèe Mariottini. Yusif Salia, 32 anni del Gambia, in Italia con un permesso di soggiorno umanitario rilasciato dalla questura di Napoli e scaduto da 4 anni. Precedenti per droga, cercava di camuffarsi fra gli africani che popolano le campagne tra Foggia e Manfredonia. Con lui 11 chili di marijuana, hashish, metadone e una pistola giocattolo. Per bloccarlo gli agenti hanno dovuto sfondare la porta di una baracca. «Aveva tentato anche un goffo travestimento» chiosano gli inquirenti che l'hanno raggiunto seguendo i suoi spostamenti «cellulari». L'uomo era stato identificato a marzo e «invitato» ad andare alla questura di Napoli per regolarizzare la sua posizione. Fondamentali le dichiarazioni dei testimoni di via dei Lucani, i «tossici» italiani e gli sbandati di colore che popolano le botteghe artigiane abbandonate dello scalo ferroviario. Il ghetto dove ha perso la vita la sedicenne di Cisterna di Latina. Non a caso Yusif ha scelto di rifugiarsi nella bidonville della vecchia pista dell'aeroporto di Borgo Mezzanone, «famosa» per gestire droga (eroina turca, crack) e prostituzione (sfruttando la popolazione femminile del vicino Centro di Accoglienza) a tutto il Gargano. Aveva trovato riparo «fra i nigeriani della più imponente confraternita criminale centrafricana, i Black Axe», Yusif.

Secondo gli investigatori sarebbe lui lo stupratore che, facendo fagotto da San Lorenzo, avrebbe detto agli altri sodali: «Meglio che muore lei che noi in galera». Tanto da lasciarla a terra, nuda e con solo una coperta addosso, in pieno collasso da overdose, evitando di chiamare un'ambulanza. Mentre per gli altri tre fermati, Gara Mamadou, senegalese di 27 anni, Minteh Brian, senegalese di 43 e Kima Alinno, nigeriano di 46, questa mattina ci sarà il primo interrogatorio di garanzia contestuale all'ordinanza di custodia cautelare, Yusif dovrà attendere lunedì per la convalida del fermo. Per tutti le accuse sono di omicidio volontario e violenza sessuale di gruppo. Intanto la Procura avrebbe iscritto sul registro degli indagati altri due stranieri, testimoni «inermi» della morte della ragazza, ovvero accusati di omissione di soccorso. Non si esclude un quinto uomo in questa difficile e drammatica inchiesta. che ha visto protagonista, suo malgrado, una giovanissima tossicodipendente. Una ragazzina costretta a vendersi per una dose di droga. A Roma «Cristiana F. e lo Zoo di Berlino» sono a un passo dal centro storico, nella cittadella universitaria. Una zona franca per lo spaccio di stupefacenti e la criminalità africana che dal quartiere Pigneto è «emigrata» nelle officine occupate di via dei Lucani e dell'ex fabbrica della Penicillina sulla via Tiburtina. Popolata dagli stessi spacciatori che hanno violentato per ore Desirèe. Sul decreto di fermo i magistrati, il procuratore aggiunto Maria Montenapoleone e il pm Stefano Pizza, sottolineano il fatto che il branco di africani ha drogato e ucciso la sedicenne «per divertirsi». Volevano vedere che effetto facesse il mix di eroina, crack, metadone e pasticche su una ragazzina in astinenza. Volevano anche stordirla per violentarla una giornata intera in un gioco assurdo e bestiale. Gente che «merita la castrazione chimica» per il ministro degli Interni Matteo Salvini, a dir poco soddisfatto del quarto fermo.