Il presunto piromane è figlio del presidente delle vittime dei roghi

Pensavamo fosse amore e invece era un calesse. Una leggenda metropolitana, una voce dal sen fuggita. Come le pietre che camminano da sole nella Death Valley californiana o la pioggia di sardine vive che batte l'Honduras un paio di volte l'anno. Quelli di Caronia, frazione di Canneto, provincia di Messina, non erano incendi scatenati da incredibili eventi elettromagnetici, o da misteriosi esperimenti militari, da armi a microonde, mani divine o interventi alieni. I fuochi che si accendevano da soli, alle porte, ai vestiti, alle auto, per le strade del paese da più di dieci anni a questa parte non erano una puntata postuma di «Ai confini della realtà» ma una truffa moderna degna del mago Oronzo, organizzata per ottenere risarcimenti e indennizzi economici.

Sono state le immagini delle telecamere piazzate di nascosto dai carabinieri ad incastrare Giuseppe Pezzino, 26 anni, arrestato, e il padre Antonio di 55, indagato: erano loro più il giovene del vecchio, gli allegri piromani di Caronia, le demoniache presenze del paese, anche se sul fatto che possano essere i responsabili pure degli incendi di una decina di anni fa gli inquirenti non ci mettono la mano sul fuoco. I casi contestati infatti sono tutti dell'anno scorso. In uno dei filmati, 20 luglio, si vede chiaramente il più giovane dare fuoco alla mansarda di casa con cartoni e stracci. In un altro, 25 settembre, guardalo lì, ancora Giuseppe, bruciare i vestiti accatastati nel sottoscala di casa e poi dare fuoco all'Alfa Romeo dei cugini, perchè i parenti sono comunque serpenti e il fuoco è purificatore.

Aveva pure il gusto dello spettacolo: una volta mentre una giornalista tv intervista il padre, il figlio sgattaiola in cantina per fare fuoco e fiamme di alcuni vestiti. Poi scavalca una ringhiera e si ricolloca nel campo visivo delle telecamera come se non fosse mai sparito, per far credere all'evento miracoloso in diretta. Usava persino il laser per ritardare le fiamme e avere poi il tempo di mescolarsi alla folla e fingersi stupito. Al lupo, al lupo, come nella favola di Esopo. E tutti, spaventati, ci sono cascati. Compresi un gruppo ministeriale di osservazione dei fenomeni e la Protezione civile che fece partire ben 11 campagne di misurazione dei campi magnetici. Tranne il Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, che per anni, ascoltato meno di Cassandra, ha denunciato la furbata. «In nessun caso - scrivevano gli investigatore dell'incubo - il calore si è sviluppato all'interno, ma ha sempre colpito le parti bruciate soltanto sul lato esterno. Esattamente come se vi fosse stata applicata una fiamma...» Praticamente un fuoco di paglia.

I due, che dovranno rispondere di di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata, volevano far credere si trattasse di autocombustione, per tenere alta l'attenzione mediatica e la strategia della tensione, lo scopo fare i soldi. Antonio, il padre, da presidente del comitato cittadino sugli incendi inspiegabili, aveva cercato il massimo coinvolgimento dei mass media. E i fenomeni, più paraculi che paranormali, avevano indotto il sindaco di Caronia a emettere ordinanze di sgombero di diverse abitazioni.

Creare il caos insomma per portare a casa indennizzi dalla Regione siciliana. Peccato per «X files», il mistero non c'è più. Era solo fumo negli occhi...

Commenti
Ritratto di charry_red_wine

charry_red_wine

Ven, 06/03/2015 - 13:31

certo che l'italica coglioneria non conosce limiti