Primarie, Emiliano escluso in Liguria e Lombardia

Il governatore non ha raccolto firme sufficienti Boccia: pronto il ricorso. Cuperlo invoca una deroga

Roma Se la tarantella calabro-albanese gli ha azzoppato la gamba destra, i ballerini renziani gli stanno tagliando pure quella sinistra, metaforicamente rappresentata dai simpatizzanti liguri e lombardi.

Più che «anatra», un po' pollo. Diventa così una corsa con l'handicap, quella di Michele Emiliano alle primarie del Pd. Prima «tradito» dalle sue (tante) incertezze, poi stilettato per la toga mai gettata alle ortiche, infine colpito dalla sorte nel tendine d'Achille (un bel presagio). Eccoci alla quarta puntata, complici le cervellotiche regole stabilite dalla Commissione per il congresso. I supporter liguri e lombardi (tra di essi l'arrugginito Filippo Penati) non hanno saputo garantire alla candidatura del governatore pugliese le firme necessarie in alcuni collegi. Il particolare stupendo, come risulta dalla lettura dei verbali, è che «le sottoscrizioni a corredo delle liste non erano di iscritti di quelle regioni e, in molti casi, addirittura non iscritti al Pd».

Lo ha spiegato il presidente della Commissione congressuale, Roberto Montanari. Magari qualcuno, in un partito depresso come il Pd, avrebbe potuto pensare «meno male, ci porta gente nuova o riavvicina elettori delusi»; ma invece no, il ferreo giudizio di Montanari per il momento pende decisamente verso l'esclusione del descamisado Emiliano in quelle regioni. «Anche perché - conclude - non risultano ricorsi». In verità, però, neppure risultavano comunicazioni ufficiali, almeno fino al tardo pomeriggio di ieri. Tanto che le voci ufficiose circolate al Nazareno in mattinata venivano rese pubbliche dal deputato Dario Ginefra. «Assurdo... si vuole negare a Emiliano il diritto a essere votato in tutta Italia, e per assumere tale decisione la Commissione non ha voluto rispettare neppure la nostra giornata di dolore...».

Poco dopo scendeva in campo Francesco Boccia, supporter numero uno, per annunciare battaglia: «Le firme ci sono, le abbiamo raccolte in tutti i collegi liguri e in più della metà di quelli lombardi. Sono state fatte uscire notizie false ad arte, a noi non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale su presunte irregolarità... ci dovesse arrivare, siamo pronti al ricorso». Boccia citava persino il Renzi del 2013, «non vorrei far diventare il congresso un problema burocratico», e saggiamente concludeva: «Se vogliamo avvicinare gli elettori, del resto, quale occasione migliore delle primarie?». I firmatari, si sosteneva, «non hanno avuto il tempo di iscriversi perché, contrariamente al 2013, non è stato consentito di farlo anche il giorno prima del voto».

La soluzione c'è, ed è «politica», accorreva in soccorso l'ex presidente Pd Cuperlo. «Si consenta a Emiliano di partecipare alla nostra bella festa di democrazia». Anche il contendente minoritario, Andrea Orlando, pur dichiarando di «non aver seguito la vicenda», si spendeva per una mediazione che garantisse la presenza di Emiliano ovunque. «La discussione è ancora aperta», apriva alla sanatoria delle firme. Ma il cupo silenzio di Renzi e compagnia suonava a morto. Veniva infine rotto dal pasdaràn Ernesto Carbone che, in pratica, dettava la linea al presidente della Commissione: «Mi dispiace molto che non siano riusciti a raccogliere le firme, ma è il regolamento che prevede l'esclusione, noi non possiamo che prenderne atto». Ennesima conferma che Emiliano avrebbe fato bene a correre, anche su una gamba sola. Ma per scappar via da questo Pd.