Primi 200 rientri verso la Turchia. Ma arrivano in 500

La polizia bastona gli albergatori scesi in piazza. E la Boldrini: "L'intesa è una macchia sull'Europa"

Atene - Mentre entra in vigore l'accordo Ue-Turchia con i primi 200 migranti partiti dalle isole di Mitilene e di Chio, e trasferiti a Dikili in Turchia, in Grecia il traffico (e il caos) di esseri umani non si placa: nel Dodecaneso 500 nuovi arrivi alla faccia del pattugliamento Nato e a Idomeni occupazioni e devastazioni nei depositi di cibo. Intanto a Chio le teste di cuoio mandate da Tsipras manganellano i cittadini «colpevoli» di preoccuparsi dei danni al turismo e in Germania sbarcano 16 siriani.È con questo imbarazzante corto circuito che inizia il valzer di migranti concordato da Bruxelles e Ankara lo scorso 18 marzo: Erdogan (che rifiuta «lezioni di democrazia dall'Occidente») riprende i rifugiati, siriani compresi, entrati in Grecia illegalmente e l'Ue in cambio apre (ancora) le porte ai siriani provenienti direttamente dal suolo turco. Il tutto per la modica cifra di 6 miliardi di dollari. Un affare.Era dai tempi della guerra fredda che l'Egeo non era così trafficato e maledettamente complicato. Tutto è iniziato prima dell'alba di ieri, quando i primi 200, pakistani, afghani e bangladesi, hanno lasciato la Grecia scortati da 350 poliziotti del Frontex a bordo del catamarano Zalem Tour e della Lesbo Tourgiol. L'esordio di questo «piano Marshall per i rifugiati» è tutto nelle parole del coordinatore del governo greco per le migrazioni, George Kyritsis, secondo cui ci saranno presto scontri e violenze.Nell'atollo dell'Egeo orientale gli isolani che manifestavano pacificamente contro la costruzione di altri hotspot, sono stati manganellati dagli agenti speciali del MAT (le teste di cuoio greche). Non avevano fatto nulla di illegale, solo richiamato il governo contro la piaga dell'immigrazione clandestina, urlando tutta la loro preoccupazione per il crollo delle prenotazioni turistiche. Ma a quanto pare nella Grecia guidata dal primo esecutivo di sinistra della sua storia, le priorità sono altre, né i ministri syrizei dicono una parola sui 3000 suicidi da crisi di imprenditori greci e semplici cittadini.E il governo che fa? Stanzia quasi 700mila euro per convincere le isole del Dodecaneso ad abbracciare la causa dell'accoglienza e mitigare i danni agli albergatori. È la mossa che Tsipras ha fatto su questa pericolosissima scacchiera, dove di fronti aperti ce ne sono parecchi altri. Nei pressi di Idomeni, dove il campo nel fango resta praticamente intatto, la situazione è, se possibile, peggiore. Ieri cento migranti hanno bloccato l'autostrada al valico di frontiera di Evzones. Dopo hanno pensato bene di assaltare il magazzino del villaggio, dove l'UNHCR conserva cibo e vestiti. Una donna che abita lì vicino ha detto alla stampa greca di essere stata minacciata con un coltello da uno di loro. Alcuni migranti hanno denunciato che il cibo servito dalle ong è avariato: pare infatti che una decina di loro abbia avuto problemi gastrici, anche se nessuno si è poi recato per il primo soccorso nei presidi di MSF, ma un infermiere del vicino nosocomio locale è stato preso a cazzotti da un marocchino.Dulcis in fundo al Pireo per il secondo giorno consecutivo, rifugiati e migranti si rifiutano di imbarcarsi sugli autobus diretti negli hotspot. Finita qui? Niente affatto. La Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha visitato l'isola di Lesbo nelle scorse settimane come Angelina Jolie, lancia l'ennesima sparata buonista: «L'accordo sull'immigrazione? Una soluzione che difficilmente funzionerà e ha già creato una macchia sulla reputazione della Ue come continente dei diritti umani». Insomma, tutto benone dopo l'accordo. Ed è solo il primo giorno.twitter@FDepalo