Primo test per il governo in oltre 700 comuni: nuova gaffe di Di Maio

Si rinnovano i consigli municipali. Il vicepremier: "Aiuteremo i sindaci 5 Stelle". Poi fa dietrofront

Dopo le regionali in Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle D'Aosta, oggi quasi sette milioni di italiani sono chiamati al voto per rinnovare sindaci e consiglieri di 761 comuni, ed è il primo vero test dopo il 4 marzo con un esecutivo in carica.

Ridisegnati equilibri politici e maggioranze, si vedrà se il risultato elettorale in venti capoluoghi di provincia conterrà anche un messaggio al nuovo esecutivo giallo verde. Di certo, la tornata si apre nella polemica. Con Luigi Di Maio che sovrapponendo i panni di ministro e capo politico del Movimento ricorda che «avere sindaci del M5s vuol dire avere sindaci che avranno dalla loro parte il governo nazionale e potranno parlare con i ministri per risolvere i problemi». Immediata la replica del reggente del Pd Maurizio Martina («Siete il governo della Repubblica, non il governo degli amici. Hai il dovere di servire tutti i Comuni»), tanto che, a stretto giro, Di Maio deve precisare: «Sarò dalla loro parte sempre, al di là del colore politico».

Al netto delle peculiarità che distinguono le competizioni elettorali locali e nazionali, da quella che si chiude stasera alle 23 potrebbe arrivare la prova della crescita del fronte legastellato registrata nei sondaggi e la misura del gradimento dei partiti di maggioranza. I quali benché siano alleati di governo, nelle città si presentano divisi, fatta eccezione per alcuni comuni dove il M5s non avendo candidati, lascia campo libero alla Lega con la sua formazione originaria, il centrodestra unito. Seppur in mancanza di un'alleanza pre elettorale tra i due azionisti di governo, in queste ore avanza l'ipotesi di una possibile convergenza al ballottaggio per non disperdere i reciproci voti. Potrebbero rivelarsi determinanti per esempio, quelli grillini a Brescia. L'avvocato scelto da Forza Italia tenterà di sbarrare la strada al secondo mandato di Emilio Del Bono, Pd appoggiato anche da Leu. Ma sono tutte le città a guida democratica a essere assediate. A Vicenza, feudo dem nel cuore del Veneto leghista, la vittoria del candidato di centrodestra Francesco Rucco è più vicina grazie alla rinuncia del M5s che non ha concesso l'utilizzo del simbolo. Campo libero agli alleati, dunque. Come a Siena, roccaforte di sinistra che traballa nella Toscana rossa dove il Pd ha già perso Livorno, Carrara, Arezzo, Grosseto e Pistoia. E dove, dopo il forfait dei pentastellati, l'uscente Bruno Valentini, ricandidato a fatica con il Pd dovrà vedersela con l'avvocato scelto dal centrodestra Luigi De Mossi e con la civica dell'ex sindaco Pierluigi Piccini. In ballo il 19% preso dai grillini alle Politiche.

Oltre alla città simbolo di Mps, è a rischio per i dem anche Pisa: la sfida è tra il centrodestra di Michele Conti e il centrosinistra di Andrea Serfogli, con i cinque stelle dati in terza posizione e quindi decisivi per il secondo turno. Nell'altro feudo toscano, Massa, si misurerà l'exploit del 4 marzo di centrodestra e M5s, che hanno lasciato anche qui il Pd in terza posizione affievolendo le speranze di riconferma di Alessandro Volpi. Con 40mila abitanti è Imperia a guadagnarsi i riflettori con i suoi otto candidati sindaco, tra cui l'ex ministro Claudio Scajola, che corre in solitaria sostenuto da quattro liste: una faida politica ma anche familiare, visto che a sfidarlo c'è il candidato del centrodestra Luca Lanteri, supportato dal nipote dello stesso Scajola, Marco. In Emilia Romagna, il governo populista un effetto l'ha sortito: a Imola ha ricompattato il centrosinistra, con Leu che sostiene la piddina Carmen Cappello.

La Sicilia, 137 comuni al voto tra cui Catania, Messina, Siracusa, Trapani, e Ragusa, con la legge elettorale che assegna la vittoria con il 40% senza ballottaggio, potrebbe incoronare i suoi sindaci già stanotte. Qui i cinque stelle proveranno a capitalizzare il 50% sfiorato alle Politiche. A Ragusa, secondo comune italiano conquistato dopo Parma con Pizzarotti, il M5s non ha ricandidato Federico Piccitto, preferendogli il presidente del consiglio comunale Antonio Tringali. Comunque, un test su 5 anni di amministrazione pentastellata.

Commenti
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LEGIONECRISTIANA

Dom, 10/06/2018 - 09:45

Uno vale uno, se però non sei amico mio vali zero...

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abraxasso

Dom, 10/06/2018 - 10:13

Reddito di cittadinanza a parte, Di Maio fece la stessa promessa anche alle ultime regionali: "Tu dare a noi voto e noi dare a te aiuto". Questo è il classico voto di scambio, ma in versione "lite". Quando ti accorgi che ce l'hai infilato dietro...è troppo tardi.

Alessio2012

Dom, 10/06/2018 - 10:18

COSA C'E' DI STRANO? HA DETTO SOLO QUELLO CHE PENSA VERAMENTE...

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Azo

Dom, 10/06/2018 - 10:24

Non si dove incolpare di Maio, se il suo Italiano non è perfetto, le colpe vanno ai governi di allora, che il centro-sud lo hanno lasciato nelle mani delle MAFIE e hanno fatto emigrare quasi tutta la popolazione, chi nel nord del paese chi all`estero, ne più ne meno che come i migranti ora, che vorrebbero imporci la loro cultura medioevale!!!

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perSilvio46

Dom, 10/06/2018 - 12:50

I grillini sono per la trasparenza, parlano chiaro e poi agiscono. Il messaggio agli elettori è forte è chiaro: il mondo si divide in amici e nemici. Gli amici sono - e saranno - i Comuni a 5 Stelle cui andranno aiuto, soldi, ascolto. I nemici sono gli altri Sindaci le cui richieste non verranno ascoltate neppure se le umilieranno in ginocchio ai piedi di Di Maio. Non vi piace? Fatevelo piacere perché è il nuovo che avanza. A me non piace. E parlo contro il mio interesse perché e abito in un comune dove da poco comandano i grillini ed ogni dì e per ogni contrada si sente gridare ONESTA', ONESTA' ONESTA'. Peccato abbiano già imposto una sventagliata di nuove tasse (alcune comiche). Evidentemente l'ONESTA' ha un prezzo.