Pro e contro la nostra iniziativa Sui giornali si discute ancora

Matteo Sacchi

Il dibattito sull'iniziativa editoriale de il Giornale di pubblicare il Mein Kampf continua a infuriare. Se ne occupava il Corriere di ieri a pagina 39 con due articoli di taglio contrapposto. Donatella di Cesare (studiosa di filosofia nota per le polemiche sui Quaderni neri di Heidegger) ha preso posizione contro la pubblicazione: «Hitler non si addice alle edicole. La scelta di regalare Mein Kampf come allegato deve essere condannata con grande fermezza da una società civile». Di parere opposto Carlo Rovelli, fisico di vaglia e divulgatore scientifico. Lo scienziato ha chiaramente ammesso che «Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, lo dico apertamente, non è persona che mi piace». Pero spiega: «Eppure mi sono trovato d'accordo con lui quando... ha provato a difendere la sua provocazione dicendo che per combattere un male bisogna conoscerlo. Ho letto Mein Kampf qualche tempo fa, e effettivamente mi ha insegnato delle cose: cose che non mi aspettavo». Per Rovelli pochi libri «svelano questa intima logica della violenza come Mein Kampf».

Sul tema è tornato anche Vittorio Feltri dalle pagine di Libero in un articolo intitolato «Sul Mein Kampf Parisi insegue la sinistra». Per il fondatore di Libero: «Se non ci si scandalizza per Mao, Maometto e Baffone perché stracciarsi le vesti di fronte al Mein Kampf? Siamo al solito doppio pesismo che dimostra la malafede di coloro che si sono scatenati a testa bassa e a occhi chiusi contro il Giornale». Invece sulle pagine del quotidiano ItaliaOggi si è dedicato al tema Cesare Maffi. Nel suo intervento ha difeso soprattutto le pagine introduttive al volume realizzate dal professor Francesco Perfetti: «Pagine che nulla hanno di agiografico ma che anzi invitano a documentarsi, anche compulsando opere storiografiche primarie». Maffi ragiona anche sul perché ci sia un preciso valore storiografico nella lettura del testo: «Si capisce quindi perché Jean Jacques Chevallier l'abbia inserito nella sua rassegna delle Grandi opere del pensiero politico: non certo per stenderne un elogio, ma perché seppe muovere le masse». A fargli da controcanto un piede a firma Ishmael che titola «Per far capire che il nazismo era una cosa brutta non sarebbe stato meglio allegare Primo Levi anziché il Mein Kampf di Hitler?»