La procura indaga in Comune: sequestrati atti e permessi

Procedimento contro ignoti per lesioni. Il ragazzo con lo zaino estraneo al disastro. Fari puntati sui subappalti

Alla fine, arriva una giornata di acquazzoni a pulire piazza San Carlo dalle ultime macchie di sangue: ma non a spazzare via i dubbi, le tante cose inspiegabili, a portare chiarezza nelle angosce di una città. Il mostro sbattuto in prima pagina, il ragazzo a torso nudo frettolosamente indicato come il colpevole del fuggi fuggi terminato in un macello, era invece un bravo figlio che si sforzava di riportare la calma. La frase che ha fatto il giro del web, «abbiamo fatto una bravata», presunta confessione di due ragazzi, non è mai stata pronunciata. E cosa abbia innescato il disastro, a due giorni di distanza ancora non si sa. Lo ammette senza fronzoli il comunicato del procuratore Armando Spataro, «non risulta ancora individuato l'evento che ha determinato il panico della folla». Si sa solo che l'epicentro del disastro è stato nel breve spazio tra il 195 e il 197 della piazza, davanti al bar Mokita. Fine.

L'inchiesta, fa sapere Spataro, è contro ignoti per il reato di lesioni personali plurime gravi e gravissime: ancora incalcolabile il numero delle vittime, perché il conto finale dei feriti è ancora approssimativo; e del tutto imprevedibili i nomi che prima o poi dovranno finire nel registro degli indagati. Non sarà un disastro senza colpevoli, quello di piazza San Carlo. Ma quali scellerate manchevolezze lo abbiano reso possibile è ancora presto per dirlo.

Per capirci qualcosa ieri serve tornare nella piazza battuta dalla pioggia, fare visita all'unica area chiusa dai nastri bianchi e rossi, «area sottoposta a sequestro penale». È l'area che circonda l'ingresso al parcheggio sotterraneo. La balaustra d'acciaio appare piegata come un filo di latta. «Ma le sembra possibile - dice una guardia giurata - che sia bastato il peso di dieci persone a piegarla in quel modo?». L'acciaio non si piega così. Eppure si è piegato, ha ceduto, sotto la spinta della folla in preda al terrore. È questo crollo che, ha appesantito il bilancio delle vittime. Il panico, sabato sera, aveva la forza di una valanga.

Di petardi o di bombe carta, dice il comunicato di Spataro, nessun testimone ha parlato. Piccoli «botti» e fumogeni erano certamente in piazza, portati dagli ultrà della Juve, e i rimasugli sono stati sequestrati dalla polizia. Ma più passano le ore, e più l'ipotesi che tutto sia iniziato dopo un'esplosione sembra sfumare. Alcuni testimoni hanno parlato del «rumore di fondo» della folla, niente di più. E nulla esclude che a scatenare tutto sia stata un'inezia, un microevento, e che tutto il resto si spieghi solo con la psicologia di una massa, con i comportamenti collettivi in questi tempi di paura, con la reazione a catena che trasforma l'allarme in psicosi alla velocità della luce. Quale sia stato l'evento o microevento forse non lo sapremo mai.

E però l'inchiesta ha un terreno più concreto, meno inafferrabile su cui muoversi. Perché è certo che il panico abbia potuto propagarsi e diventare devastante grazie a due dati evidenti: la scarsità di vie di fuga, in una piazza assiepata in un blocco unico, e non divisa a settori come in passato; e la quantità inverosimile di bottiglie di vetro che facevano da tappeto alla folla dei tifosi, e che ridotte in cocci hanno prodotto ferite impressionanti. Spataro ha fatto sequestrare in Comune tutto l'iter autorizzativo della manifestazione, voluta dal Comune e affidata alla società Turismo Torino, controllata da Comune, Regione e Città Metropolitana: ma è chiaro che il subappalto logistico non poteva esentare il Comune dai suoi doveri sul fronte della sicurezza, a partire dalla viabilità di accesso e deflusso alla piazza. È stato fatto tutto il possibile perché la serata avvenisse senza rischi?

Quanto al tema delle bottiglie di vetro, liberamente vendute in piazza secondo una quantità di testimoni, la Procura sta verificando se davvero - come sembra emergere dalle carte - per regolare il commercio di birra e simili il Comune si sia limitato a richiamare una circolare precedente, che impone il divieto di bevande in bottiglia solo a partire dalle 23. È chiaro che - iniziando il match alle 20,45 e terminando alle 22,30 - il divieto era destinato a rivelarsi del tutto inutile. Si poteva fare di meglio? Probabilmente sì. Ma è anche vero che in piazza erano presenti decine di venditori abusivi di birra, che del divieto si sarebbero infischiati comunque: sono un gruppo di italiani, ben noti sia alle forze dell'ordine che ai centri sociali, con cui si contendono il business dello smercio in occasione di cortei come la Cannabis Parade. Si erano ritrovati con carrelli e furgoni in piazza Cln, un'ora e mezza prima della partita. Anche loro, nelle prossime ore, verranno chiamati a dare spiegazioni.

Commenti

Silvio B Parodi

Mer, 07/06/2017 - 01:33

Perche' la presidenza Juve non ha dato il suo stadio ai tifosi della Juve forse volevano che pagassero il biglietto?????? in fin dei conti per guardare una partita bisogna pagare o no??? loro gli iuventini i soldi li vogliono dai tifosi vero?? pero' prestare uno stadio a loro no????