Produttori in allarme sui dazi: "Il Parmigiano è a rischio"

Con Trump export giù del 90%. E gli Usa studiamo già un'altra stretta da 7 miliardi contro l'Europa

I nuovi dazi degli Stati Uniti nei confronti dei prodotti provenienti dall'Unione europea potrebbero colpire esportazioni per un valore di 7 miliardi di euro, penalizzando aerei e componenti aeronautiche e, soprattutto, l'agroalimentare. Tra domani e martedì potrebbe giungere il «verdetto» del Wto sull'entità delle compensazioni che gli Usa possono chiedere all'Ue per gli aiuti ad Airbus, giudicati illegittimi dalla stessa Organizzazione mondiale per il commercio.

«Quella decisione ci farebbe molto male, per cui posso assicurare che ha la massima attenzione del governo e la mia personale», ha detto ieri mattina il premier Giuseppe Conte, parlando al Villaggio Coldiretti di Bologna. «Non è facile - ha aggiunto - perché, nonostante gli ottimi rapporti tra i due Paesi siamo in un quadro di negoziato».

Si tratta di una prospettiva che potrebbe danneggiare uno dei fiori all'occhiello del made in Italy, il Parmigiano Reggiano (export 40%, con oltre 10mila tonnellate solo negli Usa per un valore di circa 380 milioni di euro), proprio nel suo anno migliore. Ed è per questo che il Consorzio - protagonista del Parmigiano Reggiano Day a Bologna ha tenuto una serie di incontri istituzionali per chiedere l'attenzione del governo. Il presidente Nicola Bertinelli ha incontrato venerdì il ministro Teresa Bellanova e ieri il premier Giuseppe Conte, per chiedere un rafforzamento delle politiche di promozione negli Usa, prevedendo risorse adeguate a comunicare ai cittadini americani la qualità dell'autentico made in Italy. Bertinelli ha colto l'occasione della visita di Conte a Bologna per confrontarsi sulle questioni più urgenti che riguardano la filiera del Parmigiano Reggiano e ha espresso in particolare la necessità di un'azione politica per scongiurare il rischio dei dazi americani. Con questa novità, infatti, il dazio passerebbe da 2,15 a 15 dollari al chilo, e il prezzo del Parmigiano da 40 dollari a 60 dollari al chilo. A un aumento di prezzo corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi: lo scenario vede una riduzione dei consumi pari all'80-90%. Bertinelli guarda con attenzione alle vicende d'oltreoceano soprattutto perché i 3,7 milioni di forme (circa 148mila tonnellate) prodotte nel 2018 rappresentano il livello più elevato nella storia della Dop e vedono gli Stati Uniti come secondo mercato mondiale, con 10.439 tonnellate. «I volumi della produzione diretta negli Usa spiega Bertinelli sono destinati ad aumentare. Il consumatore americano è un consumatore evoluto, attento alla sostenibilità, alla tracciabilità, alla naturalità del nostro prodotto e ai valori che rendono il Parmigiano un'icona del Made in Italy. Per questo, abbiamo grandi progetti negli Usa e pensiamo che in tempi brevi possano diventare il nostro primo mercato estero, fino a raddoppiare le quote da qui al 2025».

Un aumento di prezzo porterebbe inevitabilmente a un calo di consumi: «Per continuare ad acquistare la stessa quantità di formaggio i consumatori americani dovrebbero spendere ben 200 milioni di dollari in più. Se vogliamo essere realisti, dobbiamo invece pensare che ad un aumento di prezzo corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi». Chi trarrà vantaggio da questa situazione sono i prodotti Italian sounding, ossia quelli con nomi simili a quelli italiani ma di provenienza straniera.

«A beneficiarne conferma il presidente del consorzio - sarebbe senza dubbio il Parmesan prodotto negli Usa che, pur non avendo nulla a che spartire con il Parmigiano, può essere grattugiato sulla pasta ad un costo decisamente contenuto».

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mar, 01/10/2019 - 20:40

niente paura Trump è il presidente bravo che vorreste a vere in Italia così avete scritto tempo fa..