Il prof di piano di Confalonieri e il "trucco" per suonare meglio

L'insegnante del presidente di Mediaset ha ideato una macchina che allena articolazioni e muscoli della mano

No, non chiamatelo sempre «il prof di Fedele Confalonieri», Tiziano Poli ci tiene alla riservatezza e ogni volta davanti all'argomento si schermisce un po'. E non chiamatelo neppure il «musicista-inventore», nonostante abbia messo a punto un dispositivo rivoluzionario per la «ginnastica» delle mani dei pianisti. Rivolgetevi a lui come «maestro», del resto con generale stima insegna da una vita strumento e alle spalle vanta una carriera di buoni concerti (domani pomeriggio, tra l'altro, torna in pista con un recital a base di Bach e Chopin per la mini-rassegna Musica Maestri! del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, dove è docente da circa otto anni).

«Io insegnate di piano di Confalonieri? - fa eco al telefono - Lui ormai è diplomato. Posso solo dire che non abbiamo smesso di frequentarci musicalmente, perché desidera sempre ampliare il suo repertorio». Correva l'anno 2007, ottobre: il presidente di Mediaset, che fin da giovane sognava di diventare maestro di pianoforte, all'età di 70 anni si presenta davanti alla commissione d'esame proprio al Verdi, insieme agli altri candidati, appena ventenni. «Il dottore - ricorda il suo ex docente - ha portato un bel programma». Tanto per cominciare l'Appassionata di Beethoven, poi la Fantasia di Schumann e, per cimentarsi con il pianismo trascendentale russo, i Quadri di una esposizione di Mussorgsky; infine la Rapsodia op.119 di Brahms. Un evento anche da rotocalco con telefonata finale di Silvio Berlusconi, che per la raggiunta promozione gli disse: «Complimenti maestro!». Ma alla fine a penne e telecamere sfuggì un retroscena, «un esempio di stile e umiltà», ricorda il prof. A Confalonieri, vista la sua posizione e notorietà, venne chiesto se voleva fare l'esame a porte chiuse, lontano da occhi indiscreti. «Lui chiese come si era comportato il candidato precedente. E saputo che lo studente aveva preferito esibirsi davanti a tutti, optò per la stessa scelta».

Insegnamento e concerti a parte, oggi Poli cerca di portare avanti un'altra sfida: far conoscere sempre di più un dispositivo che ha ideato - il suo nome è «Happy Fingers» - che «consente la sollecitazione e l'allenamento delle articolazioni e dei muscoli delle dita e della mano nel rispetto della naturale fisiologia e della dissociazione muscolare». A prima vista una aggeggio super-tecnico per musicisti («usando questo strumento si può più che dimezzare il tempo di studio quotidiano al pianoforte», afferma). Ma allo strumento, che in Giappone e negli Usa è stato riconosciuto come una «novità inventiva», si è interessato anche il Politecnico di Milano, dove gli esperti hanno pesato la sua utilità anche «per il recupero funzionale della mano». Di più.

L'esistenza e le possibili applicazioni di questo apparecchio evocano storie di un lontano passato. È sempre stato un pallino dei pianisti quello di avere articolazioni sempre più agili e forti. La storia pullula di esempi, anche finiti in maniera a dir poco inaspettata. Una leggenda vuole che il gigante del Romanticismo Robert Schumann, ossessionato dall'idea di avere delle super-mani, a furia di fare strani test si sfasciò un dito. Un incidente che gli costò, o quasi, la carriera pianistica e che lo portò (per fortuna dell'umanità) a dedicarsi pienamente alla scrittura di capolavori musicali.