Profughi in marcia sull'Europa «L'invasione durerà 20 anni»

Cinquecento disperati in viaggio a piedi da Budapest all'Austria Il Pentagono «preoccupato»: preparatevi a una crisi infinita

L'emergenza immigrazione? «Una crisi enorme, che durerà almeno vent'anni». Lapidario e senza fronzoli il capo di stato maggiore delle forze armate americane Martin Dempsey, un generale abituato a misurare le parole. La migrazione di massa dall'Africa e dal Medio Oriente ormai allarma il mondo intero e non sono solo le immagini drammatiche a scuotere le leadership occidentali ma la consapevolezza che siamo di fronte a un fenomeno epocale. Il caos che regna in molti Paesi, dalla Siria all'Iraq fino alla Libia, d'altronde, non nasce oggi, ma è il prodotto di una politica internazionale che non è stata capace di valutare le conseguenze nel rovesciare, o nel tentare di farlo, molti regimi, illudendosi che le cosiddette «primavere arabe» fossero il desiderio di democrazia e di avvicinamento al mondo occidentale. Non è stato così. Siamo passati dalle «rivoluzioni» alle sanguinose guerre civili, con il felice epilogo della nascita dell'Isis e del nuovo Califfato, il quale trova pure una fonte di finanziamento nel traffico di esseri umani. Il Pentagono ora esprime grande «preoccupazione» e il generale Dempsey considera una necessità per tutti «agire sia unilateralmente sia con gli alleati« perché ciò che sta avvenendo è «un problema generazionale» e bisogna mettere sul piatto risorse che permettano di affrontare la crisi per almeno vent'anni.

Sull'allarme immigrazione interviene anche il presidente russo Vladimir Putin. «Penso che la crisi fosse assolutamente prevista. Noi in Russia, e io personalmente qualche anno fa, abbiamo detto chiaramente che sarebbero emersi gravi problemi se i partner occidentali avessero continuato a mantenere la loro politica estera sbagliata, soprattutto nelle regioni del mondo musulmano», dove hanno cercato di imporre i propri modelli senza badare alla storia, alla religione e alla cultura di certi Paesi. «L'unico modo per invertire il flusso di rifugiati in Europa – spiega Putin- è quello di aiutare le persone a risolvere i problemi a casa loro e il primo passo dovrebbe essere la creazione di un fronte comune e unito contro i gruppi jihadisti come l'Isis».

Intanto continua la marcia dei migranti nel cuore d'Europa. Circa 500 persone, che erano riuscite a entrare in Ungheria, si sono messe in cammino verso Vienna. Dopo essere state bloccate per giorni alla stazione di Budapest, a causa del divieto delle autorità locali di salire sui treni, hanno deciso di imboccare a piedi l'autostrada per la capitale austriaca superando un posto di blocco della polizia. In Ungheria, d'altronde, l'emergenza è totale: tra ieri e l'altro ieri, oltre 3.300 migranti hanno passato il confine e aumentano ogni giorno che passa. La polizia ha dovuto anche usare i lacrimogeni per sedare una rivolta nel campo profughi di Roszke, dove sono ospitate duemila persone, anche se i posti sono solo 800. Il governo ungherese ha approvato nuove norme per contrastare l'invasione, dando più potere alla polizia e istituendo pene detentive per l'ingresso illegale nel Paese. Bruxelles ha criticato Budapest, affermando che le procedure per i richiedenti asilo sono troppo lente, ma il governo Orban replica prontamente, sottolineando che l'Ungheria è in linea con le regole europee e che ogni critica è «inaccettabile». «Abbiamo istituito zone di transito in cui i migranti possono presentare domanda di asilo – spiega il ministro degli Esteri Peter Szijarto – e la decisione viene presa in un paio di giorni. Ora abbiamo una situazione drammatica a Budapest perché ci sono migranti che rifiutano di cooperare con le autorità sulla loro identificazione».

Ieri, infine, è stato sepolto a Kobane, in Siria, il piccolo Aylan, il bambino morto in un naufragio sulle coste turche le cui immagini hanno commosso il mondo. Assieme a lui sono stati inumati anche il fratellino di cinque anni e la mamma.