La propaganda No Triv ci "Costa" un milione

Nello staff superpagato del ministro tanti amici dell'ex verde (ora M5s) Pecoraro

Non vuole autorizzare le trivelle che danno lavoro a 20 mila persone ma ha stipulato 16 contratti che costano allo Stato oltre un milione di euro. Per impedire alle compagnie petrolifere di installare piattaforme nel mare Adriatico, il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ne ha costruita una tutta sua. Nel ministero dell'ex comandante del Corpo forestale vicino al M5s, lavorano in 18 e percepiscono emolumenti pari a 1.074.019 di euro. Più che un dicastero sembra un emirato. Con questo invincibile reparto, il ministro è riuscito a sottomettere la Lega che ha dovuto accettare il suo «no» ideologico alle trivellazioni perché ha minacciato: «O si fa come dico io o me ne vado».

Chi non ha nessuna intenzione di andarsene è sicuramente il suo capo di gabinetto. È Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di Diritto pubblico all'università La Sapienza Di Roma. Ha lavorato con Carlo Azeglio Ciampi, con l'ex ministro della Cultura del Pd, Massimo Bray ed è componente della commissione nazionale dell'Unesco dove è da poco arrivato Lino Banfi, uno che accetta come compenso solo l'affetto degli italiani. Petrillo dal ministero, come compenso, ne riceve uno superiore a quello del premier Giuseppe Conte e supera perfino l'insuperabile Rocco Casalino. La cifra è 226.986 euro l'anno.

Proviene invece dal M5s il capo ufficio stampa Stefania Divertito che si «accontenta» di soli 100 mila euro. A starle dietro sono il vicecapo di gabinetto Miriam Lanza (74.659 euro) e Fulvio Mamone Capria anche lui stessa cifra ma soprattutto vecchia conoscenza. Come ha scritto in passato Il Giornale, Mamone Capria è stato segretario particolare dell'ex ministro dell'Ambiente, Alfredo Pecoraro Scanio, un altro protagonista dei «no» a prescindere che è scomparso per volere degli elettori ma non certo nei corridoi del ministero. La sua presenza aleggia e il suo insegnamento ha seminato incarichi. D'altra parte, lo stesso ministro Costa faceva parte dello staff di Pecoraro Scanio. Così come Vincenzo Spadafora, ombra di Luigi Di Maio e sottosegretario di Stato con delega alle Pari opportunità. Oggi Pecoraro Scanio è il primo simpatizzante del suo ex collaboratore Costa e si è messo a tifare M5s con cui vuole candidarsi alle elezioni europee.

Ma come detto, per lavorare ai fianchi della Lega, a Costa non basta solo l'ufficio stampa. Ha bisogno di un portavoce come Gabriele Salari. Il suo stipendio è di 63 mila euro, leggermente sotto ai 64.749 che ricevono Tullio Berlenghi e Fabrizio Penna (uno capo ufficio segreteria tecnica, l'altro capo ufficio segreteria) e ai 64 mila di Alessandro Zagarella e Ottavio Di Bella (entrambi consulenti all'ufficio di gabinetto) ma pur sempre sopra ai 62.217 euro di Amedeo Speranza, (capo ufficio legislativo) e ai 50 mila euro di Luca Signorelli, consulente di gabinetto.

Un gabinetto che è riuscito a bloccare 400 milioni di euro di investimenti.