Una proposta razionalista (e federale) per salvare davvero l'Europa

Alla luce dei risultati delle elezioni in Olanda e Francia l'Europa è davvero al sicuro? Se ne parla il 9 maggio a Roma al convegno organizzato da Società Libera: "Europa atto Secondo - Proposta Euro Razionalista"

Il voto in Olanda e quello più recente in Francia hanno visto fallire le spallate anti europeiste. Ma l'Ue può dirsi veramente salva e in buona salute? A ben vedere il futuro è aperto a molteplici scenari, con diversi ostacoli difficili da superare e le possibilità di un effettivo rilancio che si equivalgono a quelle di un inesorabile declino. Oggi più che mai sono necessarie capacità di analisi e visione strategica, per rendere più solide e durature le basi politiche del Vecchio continente. Se ne parlerà il 9 maggio a Roma, in un convegno organizzato da "Società libera", associazione d'ispirazione liberale che quest'anno compie venti anni di attività. Il titolo dell'incontro, in programma alla Camera dei deputati (Sala del Mappamondo) alle 16.45, è questo: "Europa atto Secondo - Proposta Euro Razionalista".

In sintesi, osserva Società libera, l'Europa non si tratta di auspicarla o di invocarla, né di stroncarla senza se e senza ma. Si tratta invece di riprogettarla, tale che la sua ragion d’essere, la sua vocazione e la sua anima abbiano significato e riconoscimento per i popoli d’Europa. Potrebbe essere utile una svolta federalista, in cui un ridotto numero di stati si costituisca in un soggetto federale e diventi, in tale veste, un nuovo stato membro capace di porsi come riferimento essenziale dell’Ue. In tal senso potrebbe essere utile la nascita di un movimento di opinione continentale in cui, al di là di scarni funzionalismi, si affermino visioni e progettualità eurorazionaliste.

Il Trattato di Roma del 1957, fondativo della Comunità europea, prevedeva una associazione di Stati liberi e indipendenti che, dopo successive fasi di integrazione, potesse assumere nel mondo una veste politica. Il Trattato aveva carattere sperimentale e, anche se non identificava esplicitamente la forma di un’auspicata unità politica, è certo che Adenauer, De Gasperi e Monnet pensavano per l’Europa a una nuova forma federale. La Ce e poi la Cee hanno ottenuto molti successi in campo economico (mercato unico, agricoltura, ambiente, sanità, energia, ecc. ) e culturale (Euroform, Adapt, Youth Start, Erasmus, ecc.), ma i Trattati di Maastricht (1992) e di Lisbona (2007), dopo il fallito progetto costituzionale (1994-95), hanno tentato un azzardato "passo da gigante”: moneta unica (adottata da 19 Stati), aumento del numero degli Stati membri e rafforzamento di tutte le istituzioni europee a Strasburgo e a Bruxelles, come se l'Ue fosse un vero Stato sovrano (ma non lo è). L’ipotesi di un modello istituzionale federalista è scomparsa ed è apparso il vecchio modello statalista (legislativo, esecutivo e giudiziario), venato peraltro di un dirigismo che impone agli Stati di integrarsi rispetto alle previsioni di Strasburgo e di Bruxelles e nulla prevede affinché questi si integrino fra loro. Le vicende degli ultimi venti anni mostrano però che l’Europa assomiglia sempre meno alle previsioni di quei trattati e che i molti errori, così come le misure adottate in vari settori chiave della convivenza comunitaria, configurano ormai un fallimento di progettazione (design failure).

Una reazione federalista è ancora possibile per salvare l’Unione europea: un ridotto numero di Stati membri potrebbe uscire dalla Ue e dare vita a un soggetto federale, gli Stati Federati Europei (Sfe); in tale veste entrare nell’attuale Unione quale nuovo Stato membro in sostituzione di quelli usciti. Naturalmente altri Stati membri potrebbero aderire successivamente. Oltre alle proprie istituzioni, il nuovo soggetto federale avrebbe una sua Banca centrale utile a regolare diversamente la gestione dell’Euro.

Sfe diverrebbe la “nuova idea in azione”, un’entità sovrana che potrebbe usare la sua capacità decisionale e operativa in una serie di iniziative di interesse europeo oggi impossibili per la Ue. Potrebbe far rivivere il Trattato Europeo di Difesa (Ced) del ‘50-54, incoraggiando cooperazioni rafforzate fra gli altri Stati membri e attivare una propria politica estera. Potrebbe favorire, con maggior energia, politiche di sviluppo nel Mediterraneo e una versione europea di Piano Marshall per l’Africa subsahariana.

Secondo Società Libera "le complesse procedure necessarie richiederebbero tempo e grande coraggio politico; d’altronde mantenere l’Unione nell’attuale configurazione potrebbe divenire, come già sta accadendo, molto difficile, generando contrasti sempre più forti e insanabili. Il nuovo soggetto federale dovrebbe nascere per referendum costituzionale per poi richiedere l’adesione all’Unione, che dovrebbe far deliberare in proposito gli Stati membri della Ue; questo potrebbe non richiedere momentaneamente modifiche dei trattati". Nessuno dei risultati fin qui ottenuti dall’Unione "verrebbe perso e tutte le prerogative dell’attuale Unione verrebbero valorizzate. Il lavoro necessario per realizzare questa iniziativa rilancerebbe una nuova idea di Europa nel mondo".

Un tema di strettissima attualità e di cui si parlerà al convegno organizzato da Società Libera. Indirizzo di saluto: Stefano Dambruoso, questore della Camera dei deputati; Modera: Pietro Di Muccio de Quattro, giurista. Introducono: Vincenzo Olita, presidente Società Libera; Marco Patriarca, studioso di storia e filosofia politica. Previsti gli interventi di: Lucio Caracciolo, direttore Limes; Sergio Fabbrini, direttore Luiss School of Government; Tommaso Frosini, costituzionalista; Brigid Laffan, direttore Robert Schuman Centre; Riccardo Pedrizzi, presidente Ucid; Angelo Maria Petroni, Università di Roma “La Sapienza”; Pascal Salin, professore di economia all'Università Paris-Dauphine (sponente della Scuola austriaca, già presidente della Mont Pelerin Society.