Proposto in Francia il voto obbligatorio

Il voto come un dovere prima ancora che come un diritto. Con tanto di sanzioni per chi scegliesse comunque di non esercitarlo. È questa la proposta del presidente dell'Assemblea Nazionale (l'equivalente della nostra Camera dei deputati) francese, Claude Bartolone, che ha consegnato un rapporto sull'argomento al presidente della Repubblica François Hollande.

Un'idea che può sembrare choccante, specialmente in Italia dove andare a votare è sempre più considerato dall'elettore medio una sorte di concessione immeritata fatta alla «casta» in alternativa a una giornata di sovrano e dimostrativo nullaffare. In realtà, anche se non sono in molti a saperlo, l'obbligatorietà del voto non è un'esclusiva dei regimi dittatoriali. In altre parole, costringere gli elettori a recarsi al seggio non ha necessariamente come obiettivo il raggiungimento del famoso 99% di voti per il partito unico al potere: più semplicemente, può servire a combattere il fenomeno dell'astensionismo, che crea problemi di legittimazione politica anche nelle tranquille democrazie occidentali.

Attualmente sono ventitrè i Paesi del mondo in cui - almeno a parole - il voto è obbligatorio per legge. Alcuni di questi sono democrazie a tutti gli effetti e tre (Belgio, Lussemburgo e Grecia) fanno parte dell'Unione Europea; tra i più importanti vanno ricordati l'Argentina, l'Uruguay e l'Australia, che è uno dei pochi che fanno davvero rispettare la norma. L'elettore australiano iscritto nei registri è tenuto a presentarsi al seggio nel giorno delle elezioni, o in alternativa a contattare l'ufficio elettorale e accordarsi per votare nei giorni precedenti: nel caso non lo faccia, deve pagare una multa di 20 dollari australiani (circa 18 euro), ma rischia anche di ricevere una richiesta di presentarsi davanti a un giudice e vedersi infliggere anche una pena detentiva. Meglio andare a votare, insomma, anche di malavoglia.

In Francia, l'immancabile sondaggio d'opinione mirato certifica che il 56% dei francesi sarebbe favorevole al voto obbligatorio. Inoltre, per il 54% degli interpellati chi boicotta le urne dovrebbe essere in qualche modo sanzionato. Facile osservare che se il 100% degli elettori fosse stato costretto a rispondere a questi quesiti, il risultato sarebbe stato probabilmente assai diverso.