Proteste per le primarie: 400 arresti a Washington

Manifestazione davanti a Capitol Hill per chiedere nuove norme La polizia interviene con decisione perché non era autorizzata

Valeria Robecco

New York Il sistema elettorale americano finisce nel mirino delle proteste di piazza: oltre 400 dimostranti (bipartisan) sono stati arrestati mentre manifestavano pacificamente davanti a Capitol Hill contro il denaro in politica, con l'obiettivo di «salvare la democrazia». Ad organizzare il sit in è stato il gruppo «Democracy Spring», nato dalle ceneri del movimento Occupy Los Angeles, di cui fanno parte tra gli altri l'attore Mark Ruffalo e il filosofo Noam Chomsky, oltre a decine di gruppi di attivisti. La protesta ha preso il via il 2 aprile con una marcia partita da Filadelfia e giunta sino a Washington, dove per tutta la settimana sono in programma manifestazioni.

Mentre negli Usa sono in corso le primarie repubblicane e democratiche per la scelta dei due candidati che si sfideranno nella corsa finale verso la Casa Bianca, l'organizzazione chiede al Congresso di agire subito per «garantire elezioni libere e imparziali» e «far cessare la corruzione del denaro nella politica». Il numero di persone finite in manette è uno dei più imponenti degli ultimi anni e l'accusa, come ha reso noto la polizia, è quella di manifestazione illegale. I manifestanti non si sono opposti agli arresti, avvenuti davanti ad una Capitol Hill blindata. Secondo gli organizzatori sono 3.500 gli individui che si sono uniti alle proteste di questa settimana, per attirare l'attenzione «sul sistema di finanziamento corrotto della campagna elettorale e sulle leggi truccate». «La primavera sta arrivando», recita uno degli slogan scritti sui cartelli innalzati da manifestanti. E ancora «proteggi i diritti di voto», e «una persona un voto». «Mi unisco alla disobbedienza civile non violenta per discutere temi fondamentali della democrazia - ha spiegato il co-fondatore di Progressive Change Campaign Committee, Adam Green - il pubblico ha bisogno di politici che comincino ad agire ora». «Molto semplicemente, vogliamo proteggere l'accesso al diritto di voto e vogliamo che l'influenza del denaro sia fuori della politica», ha aggiunto il portavoce di Democracy Spring, Peter Callahan.

Proprio la discussione sul ruolo del denaro nelle elezioni è un tema caro al democratico Bernie Sanders, che continua ad attaccare Wall Street e i Super Pac (i comitati privati che raccolgono fondi per i candidati) accusandoli di condizionare la campagna elettorale. Il senatore attacca la rivale alle primarie dell'Asinello, Hillary Clinton, per la sua vicinanza alla grande finanza, e invoca una «rivoluzione politica». Ma la protesta sembra rilanciare preoccupazioni bipartisan più ampie che sono emerse in queste primarie sulle zone grigie del processo elettorale per la Casa Bianca. Soprattutto per il fatto che gli elettori votano indirettamente il presidente con sistemi di ripartizione dei delegati tra i candidati diversi da Stato a Stato ma sempre più controversi.