Province, con la riforma farsa le grandi città vanno a sinistra

Vince a Bologna, Firenze e Milano, ma Taranto passa a Forza Italia e i democrat locali si dividono

Spariscono, non spariscono, si trasformano. Risultato: una cascata di poltrone per la nomenklatura di sinistra. E, qua e là a macchia di leopardo prove tecniche di trasformismo. Le province si adeguano ai tempi e quelle più grandi cambiano pelle: al loro posto ecco le città metropolitane. Lanciate con un nuovo sistema di voto: ai seggi vanno gli eletti e non più i cittadini come era prima. Così una nuova (e sempreverde) classe dirigente rossa s'insedia da Nord a Sud. E occupa gli spazi riverniciati (le province) o immacolati (le città metropolitane) della democrazia di secondo grado. Quella che chiama alle urne i sindaci e i consiglieri e che nel nostro Paese, particolarmente nei centri più popolosi, è appannaggio del Pd e dintorni.

I pronostici vengono rispettati, come da copione. Il rinnovamento porta a maggioranze bulgare. A Firenze il Pd sbanca e porta a casa 14 consiglieri sui 18 del Consiglio della città metropolitana. A Bologna il trionfo è solo un po' meno trionfale; 12 consiglieri su 18. A Milano la lista Centrosinistra per la città metropolitana ottiene 14 seggi su 24 e blinda il parlamentino.

Poi c'è il capitolo listoni. Tutti insieme per interessi di bottega. A volte in modo smaccato, in altri contesti, forse, attraverso trame sotterranee. Gli ingredienti del caso Taranto: sulla carta una bandierina in più per il partito di Renzi. Ma i conti non tornano. A sorpresa, ecco che il nuovo presidente della vecchia provincia, ente agonizzante ma ancora vivo e vegeto, è il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, Forza Italia, che vola e sfiora il 64 per cento delle preferenze. Qualcosa non quadra e il Pd pugliese precipita nel caos. Sul banco degli imputati finisce il segretario regionale del Pd ed ex sindaco di Bari Michele Emiliano: Emiliano si prepara alle primarie per la corsa alla carica di governatore e lo strano risultato alimenta il sospetto di accordi sottobanco con la destra. L'assessore regionale Guglielmo Minervini, anche lui Pd, non gira intorno al problema: «Siamo davanti a un inciucio di dimensioni massicce e organizzate che mostra dove conduce la linea di allegro trasversalismo praticato da Emiliano e rivela il modo con cui lui intende la politica: un partito che fa accordi sottobanco mentre silura i migliori amministratori». Durissimo anche il coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli che parla di «inciucio peggiore della prima repubblica».

Dunque il nuovo che avanza, sulla base della legge Delrio, consegna la politica italiana a pratiche antiche, evidentemente ancora attuali. In qualche caso i leader locali si tuffano tutti insieme sulla scialuppa di salvataggio color arcobaleno. Succede a Genova dove vince il listone Costituente per la città metropolitana che riunisce Pd, Forza Italia, parte dell'Ncd, Sel e lista Doria. Altro che larghe intese. È una rincorsa al potere che cambia nome e non tramonta. Almeno in questa fase di confusa transizione. Le province non muoiono e lottano insieme alle città metropolitane.