Pubblicità tv, gli sconti-regalo Rai mandano in crisi la carta stampata

Il vero problema è la concorrenza sleale, non l'affollamento degli spot in tv

di L'articolo de La Stampa che ha generato la preoccupazione per un ampliamento degli affollamenti pubblicitari della Rai non sembra avere fondamento. La proposta del governo Renzi prevede, all'articolo 5, l'abrogazione dell'articolo 17 della legge Gasparri. Ma il limite all'affollamento pubblicitario della concessionaria pubblica (la Rai) è ribadito dall'articolo 38, comma 1, del Testo unico dei servizi media-audiovisivi e radiofonici (dlgs 177/05) in cui è stata trasfusa la legge Gasparri.

Questo comma afferma testualmente: «La trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo non può eccedere il 4 per cento delle ore settimanali di programmazione e il 12 cento di ogni ora; un'eventuale eccedenza, comunque non superiore al 2 per cento nel corso di un'ora, deve essere recuperata nell'ora antecedente o successiva».

Peraltro l'articolo 38 è stato poi richiamato dal successivo articolo 45, comma 2, lettera O, dello stesso Testo unico, laddove si parla degli obiettivi della Rai. Quindi la cancellazione dell'articolo 17 della legge Gasparri non modifica la normativa vigente. L'allarme lanciato da La Stampa non ha fondamento.

Tuttavia, esiste un problema di concorrenza sleale che sta penalizzando non tanto gli altri operatori televisivi ma i giornali. La Rai, infatti, vende spazi pubblicitari con uno sconto dell'80 per cento. In pratica regala pubblicità facendo un'azione di dumping che dovrebbe essere impedita dalle autorità competenti che invece assistono inerti a questo scempio. La svendita della pubblicità da parte della Rai sta danneggiando soprattutto i giornali che invece andrebbero difesi perché sono elemento fondamentale nel pluralismo, nella cultura, nell'informazione del Paese.

*parlamentare di Forza Italia
vicepresidente del Senato

Commenti

MEFEL68

Ven, 17/04/2015 - 09:10

La concorrenza non sarebbe sleale se la RAI non percepisse il canone. Percependolo, è chiaro che può rinunciare senza fatica a una parte degli introiti pubblicitari danneggiando così gli altri operatori. Ma essendo un carrozzone politico fa ciò che vuole. Solo Mediaset, nonostante che si sostenesse con la sola pubblicità, senza aiuti statali, è stata aspramente combattuta perchè assottigliava la fetta pubblicitaria dei quotidiani e RAI. Soliti due pesi e quattro/cinque misure.