Al pubblico "infedele" basta una bella battuta

Si usa spesso l'espressione «scenario politico». Ma in quest'ultimo periodo, da metafora, questa raffigurazione del dibattito politico è diventata realtà.

Il confronto politico si è trasformato infatti sempre più in una sorta di scenario teatrale, del tipo degli spettacoli di varietà, dove si susseguono gag e battute e il pubblico è di volta in volta conquistato da quella più tranchant o, se si vuole, divertente.

Al contrario, un tempo, come si sa, il dibattito politico era caratterizzato per molti versi da un contraddittorio di opinioni, di visioni del mondo, spesso di ideologie. Dalle quali derivavano diversi orientamenti e approcci sui provvedimenti da adottare per il «bene pubblico» o, più limitatamente, per la difesa degli interessi sociali ed economici che si rappresentavano. Dallo scontro, spesso aspro, dei contrapposti (ma stabili) punti di vista, si formavano i compromessi o, sovente, le situazioni di stallo, sulle decisioni da prendere.

Oggi non è più così: gli interventi dei politici si sono trasformati in una continua successione, non sempre coordinata e coerente anche tra gli esponenti di uno stesso partito, di affermazioni, talvolta di battute, più spesso di provocazioni. Tese, più che a una progettualità di medio periodo, alla conquista immediata di consensi della propria platea elettorale potenziale.

E, da parte sua, l'elettorato, anziché rimanere relativamente «fedele», come era un tempo, alla propria parte politica, è privo di ogni legame stabile e si fa convincere o trascinare, di volta in volta, dalla affermazione con maggiore effetto. Come a teatro, quando l'attore ti conquista una volta per una battuta ad effetto, salvo magari deluderti poco dopo per un'altra meno convincente.

Il tutto ha evidenti conseguenze sul comportamento elettorale, caratterizzato, come si è visto anche al primo turno delle ultime elezioni amministrative, da una estrema mobilità. Solo pochi giorni fa, molti cittadini, che avevano votato per il M5S alle ultime politiche, si sono questa volta orientati all'astensione. Lo stesso fenomeno si era già manifestato, specie al Sud, alle amministrative passate, salvo vedere poi un «ritorno» al movimento di Grillo in occasione delle consultazioni del 4 marzo. Si assiste, insomma, ad un continuo andirivieni di scelte, dettato sovente da una decisione presa sul momento, in relazione alle più recenti prese di posizione dei diversi leader o ad altri fattori «tattici».

Ciò costringe gli esponenti politici ad una campagna elettorale permanente, fatta spesso di affermazioni e scelte «ad effetto», per mantenere o allargare il consenso dei cittadini, ormai non più acquisibile una volta per tutte.

Lo «scenario politico» si è insomma trasformato in un vero e proprio palcoscenico teatrale dove vince, di volta in volta, chi colpisce di più il proprio pubblico.

Non si tratta di un fenomeno solo italiano. Ma è una tendenza che porta al prevalere momentaneo delle soluzioni più «facili» o, meglio, a quelle che sul momento colpiscono in misura maggiore il pubblico.

Con buona pace delle decisioni politiche ragionate e meditate che occorrerebbero invece per il governo del Paese.