Puigdemont, indipendentista per caso

Eletto a sorpresa, il presidente catalano è ora convinto della secessione

Sopravvissuto per miracolo a un incidente stradale all'età di ventun anni, probabilmente Carles Puigdemont si sente un predestinato. In effetti fino a due anni fa l'attuale presidente del governo autonomo della Catalogna era un signor nessuno. Il suo nome emerse quasi a sorpresa all'ultimo momento nel gennaio 2016: il leader dell'alleanza indipendentista catalana Artur Mas aveva appena fallito il tentativo di ottenere la maggioranza assoluta nel voto regionale, e per mettere insieme una maggioranza indipendentista a Barcellona fu necessario coinvolgere l'estrema sinistra separatista del Cup e accondiscendere alla sua pretesa di far fare a Mas un passo indietro. La scelta del suo sostituto cadde su Puigdemont, allora 52enne ex giornalista, dal 2006 deputato del Parlamento catalano e dal 2011 sindaco di Gerona, una delle capitali storiche del secessionismo catalano.

Appena insediatosi Puigdemont, un innamorato del rock che ha un volto da eterno ragazzo incorniciato da una zazzera che gli copre anche la fronte segnata dalle cicatrici del famoso incidente di trent'anni fa, ha tirato fuori una grinta insospettabile, tipica dell'intellettuale libresco. Mise in chiaro che il suo obiettivo era quello di sfidare Madrid per ottenere l'indipendenza della Catalogna, senza tentennamenti. «Non è tempo per i codardi o per coloro a cui tremano le gambe. Tocca a noi assumerci le nostre responsabilità»: queste furono le parole che pronunciò nel suo discorso inaugurale.

Da allora ha dimostrato assoluta coerenza con gli ideali che ha professato fin dalla sua gioventù. La sua missione dichiarata era quella di giungere prima o poi alla celebrazione di un referendum secessionista, a qualsiasi prezzo, nella convinzione che sarebbe poi stato possibile farlo pagare al governo centrale spagnolo qualora avesse deciso di reagire con decisione a un'iniziativa che Puigdemont per primo sa essere anticostituzionale. Dopodiché il passo successivo è già previsto e dichiarato dallo stesso presidente della «Generalitat» di Barcellona: in caso di vittoria del «sì» attuare quanto prima la «disconnessione della Catalogna dalla Spagna». E in mancanza di questa vittoria, tenere alta la tensione in nome della causa.

RFab