Le purghe infinite: libri messi al bando e 1900 anni per Gülen

A un mese dal golpe non si ferma il repulisti La procura chiede pene record per il nemico

Noam Benjamin

La normalizzazione nel segno di Recepp Tayyip Erdogan non va in ferie. A un mese dal tentato golpe del 15 e 16 luglio, il regime turco continua a usare la mano pesante contro chiunque sia sospettato di avere legami con il predicatore Fetullah Gülen, il nemico pubblico numero uno. A Istanbul la polizia ha perquisito le sedi di oltre 40 società mentre sono stati spiccati 120 mandati di arresto per altrettanti manager sospettati di aver indirettamente contribuito al putsch. Le società indagate sarebbero sulla lista dei finanziatori di Hizmet, il movimento fondato da Gülen ed accusato dal regime turco di essere il braccio operativo del tentato golpe. Nelle stesse ore i procuratori di Usak, nell'ovest del paese, hanno chiesto due ergastoli e pene complessive per 1900 anni di prigione per Gülen. Autoesiliatosi 17 anni fa negli Stati Uniti, l'imam è un ex alleato del presidente turco: comune la loro battaglia negli anni '90 per sdoganare l'islam come organizzazione politica nella Turchia laicista disegnata da Kemal Ataturk. Definito un «terrorista», Gülen è oggi accusato da Ankara di aver tramato per rovesciare le istituzioni democratiche turche. Il fascicolo da 2527 pagine preparato a Usak risale tuttavia al settembre dello scorso anno, ben prima cioè del fallito golpe di luglio: la procura contesta a Hizmet di aver infiltrato le istituzioni, a cominciare dai servizi di intelligence, per prendere il controllo dello Stato dall'interno. Secondo quanto riportato dai media turchi, ogni ramificazione di Hizmet, dalle scuole alle compagnie assicurative, dalle istituzioni finanziarie ai media, avrebbero cospirato per creare il caos in Turchia al fine di rovesciare l'ordine costituito.

Le indagini sul passato non bloccano quelle sul presente: a Istanbul altri 83 mandati di arresti sono stati emessi contro altrettanti funzionari dell'apparato giudiziario: solo due giorni prima altri 137 dipendenti dello stesso settore erano finiti in carcere. Assieme alle forze armate e alla polizia, la giustizia turca è il principale serbatoio da cui gli inquirenti turchi hanno attinto per colpire Gülen. Nel giro di un mese 17 cittadini turchi mila, in gran parti dipendenti dello Stato, sono finiti dietro le sbarre, mentre circa altrettanti sono finiti ai domiciliari. Altri 80 mila funzionari sono stati invece sospesi dal servizio.

Il maglio del sultano è tornato poi a colpire la carta stampata. Newsweek cita una circolare del ministero dell'Istruzione di Ankara che ordina alle librerie scolastiche di raccogliere e distruggere tutte le pubblicazioni, Cd e Dvd legati o ispirati da Hizmet: all'indice sarebbero state messe le opere di 29 case editrici, 15 settimanali e 45 quotidiani. I gulenisti non sono tuttavia gli unici nemici di Erdogan. Sempre da una corte di Istanbul è arrivata la richiesta di chiusura del quotidiano Ozgur Gundem è accusato di fare propaganda per il Pkk, il movimento politico e militare di ispirazione marxista-leninista per l'indipendenza del Kurdistan turco autore di una lunga serie di attentati. Non è la prima volta che la testata, che in passato ha ospitato gli articoli del leader del Pkk Abdullah Ocalan, viene chiusa per decreto. Le massicce misure repressive contro i nemici interni ed esterni del sultano sono osservate con preoccupazione dall'Europa mentre la richiesta di estradizione di Gülen pesa come un macigno nelle relazioni bilaterali Turchia-Usa, due paesi membri dell'Alleanza atlantica.