Pyongyang provoca: lanciato un altro missile Trump muove la flotta

Fallito un test. Gli esperti: sabotato dagli Usa Il tycoon: «Kim manca di rispetto alla Cina»

Valeria Robecco

New York La Corea del Nord provoca gli Stati Uniti con il lancio di un nuovo missile balistico a medio raggio e scatena l'immediata risposta degli Usa, che hanno avviato esercitazioni navali congiunte con la Corea del Sud. Anche se il test è fallito è il segnale che Pyongyang vuole proseguire il suo programma missilistico e nucleare, e il gesto ha ancora di più il sapore della sfida essendo arrivato alla vigilia dei cento giorni di Donald Trump alla Casa Bianca. E poche ore dopo che il segretario di stato Rex Tillerson all'Onu ha chiesto di aumentare la pressione contro il regime di Kim Jong-un, ammonendo che «tutte le opzioni devono restare sul tavolo», compresa quella militare. Dopo l'intervista in cui evocava «la possibilità che si arrivi ad un grande, grande conflitto con Pyongyang» la reazione del presidente Trump è, almeno per il momento, moderata. «La Corea del Nord ha mancato di rispetto agli auspici della Cina e al suo rispettato presidente, lanciando un missile anche se senza successo. Male» ha scritto il Commander in Chief su Twitter. Un modo, questo, per aumentare la pressione sul collega Xi Jinping, anche se Pechino, pur confermando il suo impegno, ritiene che non spetti solo a lei risolvere il problema, e invita a seguire la via del dialogo.

Il razzo KN-17 a medio raggio, lanciato dalla base di Pukchang, in una regione a nord della capitale, verso il Mar del Giappone, è esploso in volo dopo pochi minuti, e c'è chi ritiene che il fallimento del secondo test in due settimane potrebbe essere il risultato di un sabotaggio da parte dell'intelligence di Washington. Questi missili, la cui piattaforma Scud è dell'era sovietica, hanno un tasso di insuccesso dell'13%, mentre la versione nordcoreana arriva ad una percentuale dell'88%. E il New York Times ha rivelato che tre anni fa l'allora presidente Barack Obama aveva dato ordine di tentare ogni possibile metodo tecnologico per sabotare il lancio di questi missili. Il test è il terzo di aprile, e il nono da quando Trump è entrato alla Casa Bianca: secondo il comando Usa del Pacifico il razzo si è disintegrato in volo sopra la terraferma e non è uscito dal territorio nordcoreano, quindi non ha rappresentato una minaccia per l'America del Nord.

Gli Stati Uniti non sono rimasti a guardare, dando una nuova dimostrazione di forza con l'inizio delle manovre navali con Seul, dopo l'invio in zona del sottomarino nucleare Uss Michigan e di una squadriglia di navi da guerra guidata dalla portaerei Uss Carl Vinson. Inoltre, secondo fonti della Casa Bianca, ora il tycoon potrebbe accelerare l'ipotesi di nuove sanzioni e inviare altre navi o aerei. Intanto in Giappone è scattato lo stato d'allerta con il blocco, anche se per poco, della metro di Tokyo e dei treni veloci Shinkansen, lungo il versante occidentale dell'arcipelago, nella prefettura di Ishikawa. E il governo del Sol Levante si è detto «preparato a rispondere a ulteriori provocazioni della Corea del Nord». «Nonostante i forti avvertimenti della comunità internazionale, Pyongyang ha proseguito i test dei missili balistici. Questa è una grave minaccia per il nostro Paese e non è assolutamente accettabile», ha avvertito il premier Shinzo Abe, assicurando di voler mantenere uno stretto coordinamento con gli Usa, e ribadendo che il ruolo della Cina è estremamente importante: «Spero che giocherà un ruolo costruttivo, ho grandi aspettative». Mentre il presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha chiesto a Trump di non cadere nelle provocazioni della Corea del Nord, non come segno di resa, ma per scongiurare il rischio di un «olocausto» nucleare che potrebbe coinvolgere tutta l'Asia.