Qatar isolato, Mondiali a rischio. Trump duro: "Colpo al terrorismo"

Il torneo iridato di calcio del 2022 potrebbe essere boicottato Il presidente americano si congratula con i Paesi ostili a Doha

Nonostante sia esteso quanto la Basilicata, con appena 2,5 milioni di abitanti, il Qatar è una potenza economica da far tremare i polsi. Da qualche giorno però a barcollare è il minuscolo emirato, intrappolato nelle sabbie mobili dell'ambiguità diplomatica e delle contraddizioni nei rapporti con l'Occidente. La crisi tra Doha e il resto del fronte sunnita si sta allargando a macchia d'olio, rischia di coinvolgere Europa e Stati Uniti e di far saltare accordi economici. Il Qatar è finito nell'occhio del ciclone per i finanziamenti a organizzazioni jihadiste, compresi i Fratelli Musulmani. Da Doha partirono qualcosa come 2 miliardi di dollari per sostenere la campagna elettorale di Mohammed Morsi in Egitto nel 2012, poi detronizzato da Al Sisi che dichiarò fuorilegge la «fratellanza». Dopo l'implosione dei rapporti tra Paesi del Golfo Persico e Qatar, e la chiusura dei confini, Egitto, Bahrain, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno annunciato il blocco del proprio spazio aereo ai voli da e per Doha. Per tutta risposta la Qatar Airways ha annunciato la cancellazione di tutti i voli verso gli ex alleati fino a data da destinarsi.

La crisi diplomatica sta creando un effetto domino che potrebbe coinvolgere l'industria del pallone. Il Qatar ha ottenuto la discussa, e in parte ancora sub judice, organizzazione dei campionati del mondo di calcio del 2022. Una proclamazione annunciata dopo un duello all'ultimo voto con gli Stati Uniti, che già nel 2011, a fronte di una perdita di introiti pari a 150 miliardi di dollari, decisero di affidare un'indagine all'Fbi per verificare eventuali combine, che puntualmente vennero alla luce, tra i vertici del pallone di Doha e l'allora presidente della Fifa Blatter. Il bubbone esplose nel maggio di quattro anni dopo. Oggi la crisi diplomatica potrebbe portare al boicottaggio del torneo iridato, che riprenderebbe la strada degli Usa.

Sarebbe limitativo però considerare la Coppa del Mondo come unico cordone ombelicale tra la nazionale che fluttua sul gas e l'Occidente. Il Qatar si trova costretto a giocare tutte le carte a disposizione e per riattivare le relazioni diplomatiche il monarca Tamim bin Hamad Al Thani ha affidato un delicato incarico di mediatore al ministro degli Esteri, nonché fratello minore, Mohammed Al Thani. È colui che ha rilevato il marchio italiano Valentino Fashion Group, e che controlla la Qatar Investment Authority, fondo che sponsorizza il Barcellona (150 milioni di euro l'anno). Tramite un fratello e un cugino possiede inoltre le quote del Paris Saint Germain e del Malaga. La famiglia Al Thani detiene azioni e titoli di qualsiasi cosa che generi ricchezza, persino della Walt Disney e dei magazzini Harrods di Londra. Nello sconfinato garage gli emiri collezionano auto sportive, tutte rigorosamente di color turchese.

Follie da mille e una notte per Al Thani jr che dovrà tentare di sbrogliare una matassa molto aggrovigliata, il cui lembo è tenuto stretto dalle mani del plenipotenziario fratello. A fianco del Qatar restano al momento il Kuwait, che attraverso un facoltoso uomo d'affari avrebbe finanziato le azioni criminose della famiglia Abedi (gli attentatori della Manchester Arena), e la Turchia di Erdogan, che ieri ha chiamato al telefono il monarca per esprimere solidarietà e vicinanza. Ufficiosamente anche l'Iran avrebbe offerto sostegno sotto forma di generi alimentari (Doha compra dall'estero l'85% del cibo che consuma), mentre la compagnia norvegese Norsk Hydro, partner al 50% con Doha, ha bloccato le esportazioni di alluminio.

Dal canto suo Donald Trump si assume la paternità dell'isolamento qatariota. «È bello vedere che la visita in Arabia Saudita e l'incontro con i 50 Stati sta ripagando scrive in un tweet l'inquilino della Casa Bianca -. Hanno detto che avrebbero assunto la linea dura sui finanziamenti al terrorismo, puntando al Qatar. Potrebbe essere l'inizio della fine del terrorismo».