«@», quando l'invenzione è più famosa dell'inventore

Morto Ray Tomlinson, l'uomo che ha creato la mail e il suo simbolo ma che è ignoto ai più. Come molti geni della storia

Marco LombardoCi sono uomini che hanno fatto la storia che sono stati inghiottiti dalla quotidianità. Uno di questi era Raymond Tomlinson, l'esperto di elettronica che un giorno si chiese perché per spedire un messaggio tra computer si dovesse utilizzare una casella postale che trasformava il tutto in un dispaccio fisico. Erano ancora i tempi di Arpanet, praticamente il nonno del web, ma in quel 1971 «parlare» da un pc all'altro era come scalare una montagna, di carta appunto. Tomlinson insomma fece due più due, naturalmente con qualche equazione in più, e trasformò le parole in segnale. Mancava però un particolare: inventare anche un indirizzo. E fu così che nacque «@», quella che noi chiamiamo chiocciola (e che nel mondo viene chiamata in decine di altri modi), anche in questo caso un po' per caso: «Era l'unico tasto ancora disponibile sulla tastiera». Tomlinson è morto ieri, a 74 anni per un attacco di cuore, e la dimostrazione di quanto detto è che è diventato famoso oggi. In pratica: chi lo conosceva?La Storia è questa e dimostra che in fondo, ad esempio per quanto riguarda la tecnologia, Bill Gates e Steve Jobs non hanno inventato nulla, tranne che il loro genio. Per esempio: l'uomo che ha ideato il mouse si chiama Douglas Engelbart, quello che ha pensato per primo il cellulare Martin Cooper, i due creatori di internet Vinton Cerf e Robert Kahn, colui che l'ha fatto diventare web Tim Berners-Lee. E che dire di Vic Hayes, ovvero l'inventore del wifi, e Konrad Zuse, l'uomo che mise insieme il primo pc? Perfetti sconosciuti. Infatti.Perché poi un giorno arriva Mark Zuckerberg e tutto diventa Facebook. E Tomlinson e soci in pratica la prova che il marketing non è una scoperta dei giorni nostri. Ma in fondo, pensandoci, è giusto che la storia venga fatta anche da chi non ha nessuna voglia di entrare nella Storia. Ray ad esempio, dopo averla creata, usava pochissimo la mail, anche perché sapeva benissimo di aver inventato pure lo spam, ovvero la posta spazzatura che tempesta quotidianamente la nostra vita, che giudicava «il segnale del successo: se non fosse stato così, lo spam si sarebbe rivolto a qualche altra invenzione». Tomlinson insomma conosceva anche l'arte tutta umana di complicarsi la vita quando qualcuno te la semplifica, «e quando avevo pensato l'utilizzo della mail, ho immaginato esattamente quello che sarebbe successo tanti anni dopo». Si era preparato, dunque. Anche a defilarsi.Un po' appunto come i grandi inventori dell'umanità, che ci hanno lasciato le loro scoperte ma spesso non i loro nomi, a meno che di non leggerli - grazie agli sconosciuti di cui sopra - sulle pagine di internet. Tipo Chester Carlson, che negli Anni 40 a New York, sul retro di un negozio di parrucchiera, studiò la prima fotocopiatrice; oppure Luther George Simjian, armeno americano che fu spernacchiato da una banca quando propose il bancomat: era solo il 1939 in fondo; od anche James Goodfellow, colui che 27 anni dopo, quando l'idea del bancomat non faceva più tanto ridere, s'inventò il Pin, il numerino che protegge ancora adesso la privacy economica, a patto di ricordarselo s'intende.E allora: esempi del genere ce ne sono a decine, meritevoli di sicuro come Roy Tomlinson di uscire dall'anonimato. Ma in fondo, come diceva lui, l'invenzione è sempre meglio dell'inventore, «e di sicuro posso stare tranquillo: l'email non morirà mai». La stessa cosa che potrebbe affermare Arybhata, indiano, matematico, che intorno al Cinquecento (senza mille) scoprì l'esistenza dello zero. Quello, come sappiamo, tra qualche miliardo di anni tornerà di sicuro.