Quando il politicamente corretto diventa sessista

E anche una campagna del ministero della Salute contro la sterilità assume i toni isterici utilizzati dagli internauti. Non era successo nel 2008, quando per la settimana di prevenzione della sterilità la campagna aveva scelto un barattolo verde con un logo che citava le indicazioni per l'uso: consumarlo prima della data di scadenza.

La fertilità della donna ha una scadenza, non è un fatto intellettuale ma biologico, innato. Non è un complotto misogino ma una peculiarità di genere che sta diventando un tabù, perché si teme vada contro le pari opportunità. Le donne sarebbero così stupide da soffrire di fronte ad un cartellone in cui si dice che la fertilità è a tempo determinato o che da questa dipende la sopravvivenza della specie. Non soffrirebbero invece quel 39,9% di donne sopra i quarant'anni che si sottopongono alle tecniche di fecondazione assistita senza successo, convinte di farcela anche alla loro età, perché messaggi pubblicitari fuorvianti hanno fatto credere loro che sarebbe stato possibile.

Nel nome del solito politicamente corretto non si affronta il problema che la campagna pensata e approvata da ginecologi, andrologi e endocrinologi intendevano mettere in luce. Quando una coppia stabile che lo desideri non riesce a rendere progettuale il suo amore, attraverso la realizzazione di una famiglia con prole, gli esperti devono gestire condizioni mediche e psicologiche di grande difficoltà. Accade quando i tentativi di generare un figlio con la procreazione assistita falliscono, nel 60% dei casi. Le tecniche a disposizione non sono soltanto limitate nell'efficacia ma mettono in moto dinamiche conflittuali che possono portare alla rottura della coppia, perché provocano una ferita narcisista che non cicatrizza facilmente.

Per avere un figlio si è disposti a tutto, alle cure ormonali debilitanti, ad avere bambini che sono solo di lui o di lei, a ricorrere all'utero di un'altra donna, a prescindere dalle parole del ministro Lorenzin. La fecondazione assistita è praticata più in costosi centri privati che in quelli pubblici perché le regioni non garantiscono gli stessi servizi nei tempi utili. Si deve fare l'amore a comando, in certe date e in posizioni prestabilite. Se l'inseminazione artificiale fallisce, si passa a tecniche più invasive, dove la fecondazione avviene all'esterno del corpo umano. Di ciclo in ciclo l'ansia da prestazione cresce, il desiderio diminuisce e la vita di coppia può diventare un inferno.

Non sarà la pubblicità progresso a scatenare la reazione emotiva della donna sterile ma la sua identità femminile, che le ricorderà che avrebbe dovuto cercare prima la gravidanza. La negazione della maternità nei tempi dettati dalla natura è politicamente corretta ma a pagarne le spese sono le donne. Quando il desiderio di maternità diventa insopprimibile, non c'è carriera, crisi economica, contratto di lavoro e mutuo da pagare che possa sedarlo.