Ma quando è lo Stato ad occuparsi della tutela il degrado arriva fin dentro tombe e palazzi

Un tour dell'incuria e della burocrazia dalla Reggia di Caserta alla Cittadella di Alessandria

di Luca Nannipieri

«Per il Colosseo ho incontrato 6 ministri, 4 erano imbecilli». Quando Diego Della Valle disse questo al Financial Times, nel 2015, nessuno gli chiese se tra i 4 imbecilli ci fosse anche l'attuale ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Di sicuro imbecille non è Matteo Renzi, che ha trasformato il restauro del Colosseo, pagato da Della Valle, in un colossale spot pubblicitario per il governo, pur non avendo avuto alcun merito diretto: la decisione dell'imprenditore di donare 25 milioni di euro per il recupero dell'Anfiteatro Flavio era del 2010. In quell'anno Renzi diceva che il David di Michelangelo non era dell'Italia, ma dei fiorentini.

Ben vengano comunque i privati. I loro soldi per il patrimonio artistico servono e se poi, con i monumenti, si fanno pubblicità e autopromozione è tutto lecito. Ben vengano Della Valle e David W. Packard, che attraverso la sua fondazione filantropica salvaguarda il sito archeologico di Ercolano; ben vengano il giapponese Kuroda (che ha pagato il restauro degli affreschi nella cappella maggiore di Santa Croce a Firenze), la donazione di Giorgio Armani alla Pinacoteca di Brera per una mostra su Bramante e la Fondazione Prada che salvò dal degrado, il bellissimo Palazzo Ca' Corner della Regina a Venezia.

Però a fronte dei restauri a spese dei privati, ci sono ancora grandiosi siti archeologici e monumenti che non ricevono per nulla l'attenzione del governo e verso i quali i privati sono disincentivati all'investimento a causa della pesantissima burocrazia che ingabbia il sistema dei beni culturali. Avete mai visto il premier fare una conferenza stampa alla Necropoli della Banditaccia a Cerveteri? È patrimonio Unesco, è una città dei morti unica al mondo, fatta di 20mila tombe etrusche, ampia 100 ettari, che dovrebbe essere nota come le Piramidi in Egitto. Eppure solo una minima parte di essa è custodita. Il resto è ancora oggetto di saccheggi di tombaroli e razziatori.

Avete mai visto il ministro dei Beni culturali fare visita di recente alla Reggia di Caserta? Forse è entrato nei saloni maggiori. Ma è andato a vedere dove la Reggia ospita i familiari di ex dipendenti a 50-80 euro al mese, accanto al Teatro di Corte o ai Giardini Reali? È andato nei bagni pubblici che, come documenta Il Mattino, sono fetidi e irrespirabili?

Il Mausoleo dell'imperatore Augusto, che è la più importante sepoltura romana, in centro a Roma, è stato chiuso da decenni in stato di avanzatissimo degrado, con i barboni che stendevano i panni sulle orribili grate di recinzione e la spazzatura a moltiplicarsi. È in corso il restauro per merito della Fondazione Telecom che ha donato 6,5 milioni di euro che si sommano ai 4 milioni pubblici. Ma cosa ne è tuttora della Cittadella fortificata di Alessandria, un monumento militare unico nel continente, quasi tutto abbandonato tra geometriche fortificazioni che stanno crollando, camminamenti invasi dai rovi, fossati, sotterranei, nascondigli, appostamenti, che Europa Nostra ha dichiarato tra i 7 monumenti più importanti a rischio d'Europa?

Nel Novecento abbiamo avuto in Italia solo 4-5 artisti giganti di rilievo internazionale. Uno di questi è Alberto Burri. Avete mai visto il governo sollecitare i privati a farsi carico della sua più vasta opera d'arte, il gigantesco Cretto a Gibellina (il Comune siciliano martoriato dal terremoto nel '68) che si estende su una superficie irregolare di 350 metri per 280? Nessuna insegna pubblica, nessun grande invito pubblicitario a vederlo.

Senza tagliare di netto il Codice dei beni culturali, avremo solo i privati che investono dove c'è un alto tasso di richiamo mediatico o fondazioni bancarie territoriali che fanno piccoli restauri d'emergenza. Il vero cambiamento che vogliamo è non considerare i privati come un bancomat a cui spillare soldi, ma come soggetti attivi che si prendono, al posto dello Stato, la Reggia di Caserta, Pompei, gli Uffizi, le necropoli etrusche, i siti archeologici romani, e vi fanno attività vera di elaborazione culturale e di profitto.