Quante armi da usare contro il Parkinson

di D ella malattia di Parkinson si è detto molto, e in effetti lo scenario diagnostico-terapeutico ha assunto in tempi recenti contorni sempre più definiti offrendo prospettive future promettenti: basti solo pensare alla safinamide, derivato-aminoacidico, reso disponibile in questi giorni ai fini di trattare sintomi parkinsoniani disabilitanti.

L'approccio farmacologico senza dubbio la fa da padrone; si tratta di terapie che vengono messe in atto a seconda delle conoscenze tecniche, delle disponibilità (anche finanziarie) del SSN. Qual è dunque il ruolo dei farmaci? Le varie azioni «protettive» evocate inizialmente non sono state confermate; la loro attività è basata sulla correzione dei sintomi dovuti alle alterazioni del metabolismo dopaminergico, e non solo: altri meccanismi fisiopatologici sottendono neuromediatori diversi comportanti segni clinici che determinano la scelta di un farmaco piuttosto che l'altro. Dunque il soggetto parkinsoniano, a un certo punto della sua malattia, si trova a prendere tante pillole durante l'arco della giornata, fatto questo che causa di per sé decadimento della qualità di vita.

Forse andrebbe posta più attenzione a tutto il bagaglio terapeutico. E cioé: è stata presa in considerazione l'opportunità della Stimolazione Cerebrale Profonda (Dbs)? Sono state valutate altre vie di somministrazione degli stessi farmaci? La dieta è appropriata al fine di ottimizzare l'assorbimento dell'L-Dopa, che comunque resta a tutt'oggi il trattamento medicamentoso più efficace, ancorché non scevro da effetti collaterali? E il coinvolgimento della sfera psichica? L'ipersalivazione? I problemi legati alla difficoltà di deglutizione? Uno dei sintomi più disabilitanti è il cosiddetto freezing della marcia : il paziente sente i piedi incollati a terra; è una improvvisa assenza di iniziativa motoria. Consequenziali al freezing sono dunque le difficoltà deambulatorie con conseguente rischio di cadute e la perdita di autosufficienza; inoltre una progressiva esclusione del paziente dalle attività sociali, a causa dell'evidente problema motorio.

La rieducazione motoria offre delle possibilità assai interessanti. In epoca recente si sono affacciate le tecniche di stimolazione cutaneo-plantare, attraverso devices , dispositivi appositamente messi a punto. Ma nulla di nuovo. Charcot, famoso neurologo parigino, ebbe a studiare anche il Parkinson, individuato prima da un medico inglese, James Parkinson. Si deve a Charcot l'osservazione che quando il paziente, trasportato su una sedia a rotelle, percorreva un certo tragitto su un terreno sconnesso i suoi sintomi risultavano migliorati. Veniva così descritta la cosiddetta shaking chair , cioè la sedia traballante. Con l'utilizzo del sistema chiamato Gondola , che rappresenta un dispositivo medico messo in opera dallo stesso paziente presso il suo domicilio, si è individuato come, attraverso la stimolazione cutaneo-plantare effettuata meccanicamente, in maniera automatica e ripetibile, non venga sollecitato tutto l'organismo, bensì vengono stimolati con precisione solo i necessari punti riflessogeni. Ciò comporta, con ogni probabilità, la riorganizzazione delle sinapsi a livello midollare dove ha sede il «centro del passo», a sua volta connesso con le strutture tronco encefaliche, consentendo di ottenere come risultato un significativo miglioramento clinico. Il risultato ottenuto comporta una facilitazione del cammino e correzione del freezing ; ciò talvolta permette addirittura una riduzione della posologia farmacologica con miglioramento della qualità di vita.

Da quanto detto è chiaro come: il quadro clinico parkinsoniano sia comparabile a un mosaico con tante tessere di diversi colori e dimensioni; lo stesso dicasi per gli esami a cui deve sottoporsi il paziente. Ma l'aspetto più interessante, sempre riferendosi all'esempio del mosaico, è quello della medicina moderna che offre al soggetto parkinsoniano svariati trattamenti che non sono l'uno alternativo all'altro, dovendo essere considerati invece terapie da mettere in opera in modo integrato in funzione delle caratteristiche del singolo paziente.