Quante storie d'amore nate su quei ribaltabili

Si viaggiava col braccio fuori dal finestrino e il tettuccio di tela aperto. Ma il sedile era mitico...

Vorrei avere io i 60 anni della 500. Ha girato il mondo, piccola ma utile, utilitaria si usava dire. Il giorno della presentazione, lo Sporting club di Torino era affollato di bella gente, a parte il professor Valletta e l'avvocato Agnelli, con il resto della corte fiattina a, da Gaudenzio Bono al grand'ufficiale Gajal de la Chenaye a Gino Pestelli, attorno ai trenta esemplari di scocca della vetturetta sfilavano indossatrici attraenti e la cantante Tonina Torielli allietava gli astanti raccolti intorno alla piscina. Tramontata la Topolino «amaranto si sta ch'è un incanto nel Quarantasei», Paolo Conte, la Fiat aveva deciso di andare verso il popolo, l'esperimento della 600 aveva dato buone risposte ma i giovani chiedevano un'automobile più piccola ancora, più scattante e gli 85 all'ora con il tetto in tela, apribile, rappresentava una svolta. C'era il problema della doppietta, nel senso di cambio di marcia in corsa, ma quello venne risolto dai più scaltri e la 500 andò via come il pane, nonostante il prezzo non fosse poi così popolare. Umberto Agnelli si divertì un giorno con un aforisma che sottolineava l'ultima idea della casa: «Non riuscirò mai a capire che cosa sia un'utilitaria di

lusso». Eppure era un lusso esibirla, magari di colore blu notte, tenendo il finestrino abbassato, il deflettore (un assist ai ladri) aperto e il braccio fuori a fendere l'aria e, contemporaneamente, a darsi un'aria da gigolò.

Ma la grande novità era rappresentata dai sedili, con due caratteristiche determinanti: rivestimento in gommapiuma e ribaltabili. Va da sé che la vettura centrò il duplice bersaglio, comodità e utilità. La camporella era un modo per trasformare una gita fuori porta in una occasione di amore ed effusioni. Conservo un calendario in cartone che conferma l'insinuazione furbastra: la fotografia mostra due 500, di colore celeste, parcheggiate al limitare di un bosco; una vettura è standard, di fianco, sul verde prato, ci sta una famigliola composta da padre, madre e figlioletto; la seconda utilitaria, tre metri più in là, ha il tettuccio avvolto e stretto da una cinghia, fuori, due persone, un uomo e una donna, ritratti mentre confabulano in piedi, un'altra donna, giace su una coperta, dicevasi plaid, stesa sul prato e la sua amica sta in piedi, svettante e sorridente, all'interno della vettura. Un quadro dolce, il calendario andava ( e va) aggiornato a mano quotidianamente. Nessuno slogan ma soltanto una scritta, semplice, definita, definitiva: FIAT 500.

Sessant'anni dopo, anzi qualche anno in meno, la 500 è tornata di grandissima moda, grazie all'idea, geniale anche questa, di Lapo Elkann che pensò di rinfrescare i tempi eroici, tra felpe, pubblicità e iniziative glamour. La presentazione della nuova 500, nel luglio del duemila e sette, avvenne in stile sabaudo, tra fuochi d'artificio sul Po, mentre le strade, i viali, le piazze della città, erano invase da cento, mille vetture coloratissime. Fu il primo grande evento in assenza di Gianni Agnelli, scomparso quattro anni prima e dello stesso Lapo, tagliato dal cerimoniale e dalla lista degli invitati, dopo il caso di cronaca che lo travolse a Torino, fino a rischiarne la vita, nel duemila e cinque. L'ultima follia di Lapo si chiama 500 kar masutra, qualunque riferimento è puramente voluto. Si deduce che il calendario in cartone conservi il fascino e il significato antichi.

La casa madre ha cambiato sede ma la storia della 500 continua, uguale a stessa, viva e vivace, giovane e moderna. Questa sì, utilitaria di lusso ma non per il lusso. Da oltre mezzo secolo non ha voglia di fermarsi.