Quasi 8 anni a Tarantini, D'Addario tenta il suicidio L'imprenditore: «Sconvolto». E i giudici chiamano in causa il Cavaliere: atti ai pm

Bari Sono le quattro del pomeriggio quando i giudici del Tribunale di Bari spuntano nella piccola aula al piano terra del palazzo di giustizia e leggono la sentenza. Sette anni e 10 mesi per Gianpaolo Tarantini, sedici mesi per Sabina Beganovic, in arte Began: sono queste le condanne inflitte per gli imputati eccellenti del cosiddetto «processo escort», quello su un presunto giro di prostituzione nel corso di cene e feste private nelle residenze di Silvio Berlusconi. I magistrati hanno inoltre trasmesso gli atti alla Procura per valutare l'eventuale azione penale proprio nei confronti dell'ex premier per intralcio alla giustizia; sempre in Procura sono finiti i verbali riguardanti la deposizione di cinque ragazze: il sospetto è che ci sia stata falsa testimonianza.Il Tribunale ha anche condannato il pierre milanese Peter Faraone (due anni e sei mesi) e Massimiliano Verdoscia (tre anni e sei mesi) mentre sono stati assolti Claudio Tarantini (fratello di Gianpaolo), Francesca Lana e Letizia Filippi. I giudici hanno escluso la sussistenza dell'associazione a delinquere e hanno detto no alla richiesta di risarcimento danni avanzata da Patrizia D'Addario, che con le sue rivelazioni aveva innescato il terremoto. La donna si era costituita parte civile invocando danni per un milione di euro, ma l'istanza è stata respinta. «Non mi resta che il suicidio», dichiara disperata D'Addario. Che dopo la lettura della sentenza è scoppiata a piangere ed è svenuta crollando nel piazzale dinanzi al palazzo di giustizia dove poco dopo è arrivata l'ambulanza: è stata ricoverata in ospedale in codice rosso, ha fa sapere il suo avvocato, dopo aver ingerito una grossa quantità - 40 compresse - di un farmaco per la tiroide. Un tentato suicidio - ha scritto una lettera al suo legale - sventato da una lavanda gastrica. In poche ore è stata dichiarata fuori pericolo.Il processo è durato poco più di due anni. Il personaggio cardine delle indagini è Gianpaolo Tarantini, barese, giovane imprenditore rampante: secondo la Procura avrebbe tentato in ogni modo di ingraziarsi l'ex premier cercando di entrare in amicizia con lui nella speranza di fare un salto di qualità dal punto di vista economico e sociale. «Gianpi», come lo chiamano a Bari, sognava ritengono gli inquirenti - non solo la dolce vita tra star e vip, ma anche i grandi appalti: per questa ragione avrebbe organizzato le cene contattando ragazze da far partecipare. Tarantini ha sempre respinto le accuse. Il suo avvocato, Nicola Quaranta, ha annunciato l'intenzione di impugnare la decisione, mentre lui si dichiara «sconvolto». «Credo aggiunge l'imprenditore - che la pena sia davvero molto alta. Berlusconi è una persona buona e generosa, quando sei in difficoltà ti dà una mano ma non mi ha mai chiesto di mentire».