Dopo quattro anni, il nostro rappresentante presso il tribunale dell'Aia si mostra ottimista

Riccardo PelliccettiQuattro anni, un mese e nove giorni. Tanto è il tempo trascorso da quando i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono stati illegalmente arrestati dalle autorità indiane con l'accusa indimostrata di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Ora, finalmente, uno spiraglio. «L'Italia è convinta - spiega all'Ansa l'ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano davanti al tribunale arbitrale internazionale dell'Aia - che vi siano i presupposti, sia giuridici che umanitari, affinché il tribunale possa considerare positivamente la possibilità di far rientrare il Fuciliere di Marina Salvatore Girone». Ma siamo ancora qui appesi alle labbra del santo del giorno. Perché il nostro Paese finora non è stato capace di difendere i suoi servitori più fedeli, i militari che vengono inviati in missione in nome e per conto dello Stato e per il quale sono disposti a mettere a rischio la propria vita. Un'obbedienza e una fiducia mal riposte perché l'Italia e i suoi governi si sono dimostrati codardi e arrendevoli, anche quando l'India violava apertamente le norme internazionali e soprattutto quando non rispettava i diritti umani, costringendo due cittadini italiani, anzi, due militari italiani alla cattività senza una formale incriminazione.Ci sono voluti più di tre anni perché il governo chiedesse l'arbitrato internazionale. Prima si è preferito ingoiare rospi indigeribili, dagli sgarbi diplomatici fino alla manipolazione delle prove presentate dall'India al Tribunale internazionale. Oltre quattro anni di schiaffi senza che nessuno mai avesse il fegato di alzare la voce. E abbiamo pure avuto l'occasione di far restare Latorre e Girone in Italia, ma una decisione, a dir poco criminale, del premier Monti e dei suoi compari li ha rispediti in India, abbandonandoli al proprio destino.E non è stata ancora scritta la parola fine. Dopo il ricorso all'arbitrato internazionale, infatti, serviranno più di due anni per conoscere la sentenza del Tribunale dell'Aja, nel cui calendario è prevista solo nell'agosto del 2018. Nel frattempo Massimiliano Latorre gode, se così si può dire, di un permesso fino al 30 aprile per curarsi in Italia, mentre Salvatore Girone è sempre costretto al soggiorno obbligato a New Delhi. Oggi e domani potrebbero aprirsi però degli spiragli per Girone. L'Italia aveva infatti richiesto al Tribunale arbitrale la revoca delle cosiddette «misure provvisorie», cioè il fermo in India del marò, fino alla sentenza. Ci auguriamo che la richiesta sia accolta e che il nostro governo poi non commetta le scelleratezze del passato.Ma oggi è un giorno importante anche su un altro fronte, quello europeo. La vicenda dei due marò, infatti, è uno dei punti nell'agenda dei lavori nel vertice Ue-India in programma a Bruxelles. Il caso dei due fucilieri di Marina è parte integrante delle questioni da discutere nelle «relazioni bilaterali» ed è stato assicurato che alla fine del summit ci sarà un chiaro riferimento alla loro vicenda. «L'Unione europea condivide le preoccupazioni dell'Italia - hanno spiegato alcune fonti di Bruxelles all'agenzia Agi . È stata più volte chiesta una soluzione rapida del caso e una soluzione alla situazione prolungata di privazione della libertà dei due marò. C'è la consapevolezza da parte indiana che una soluzione in questo dossier sia cruciale per i rapporti con l'Europa».