Quattro ragazzi già in salvo: per primi scelti i più deboli

Trasportati in elicottero all'ospedale. In isolamento per 24 ore per evitare infezioni. Oggi toccherà gli altri otto

I primi quattro ragazzi dei dodici intrappolati dal 23 giugno scorso nella grotta di Tham Luang, nel nord del Paese, sono stati tratti in salvo. Fuori, ad attenderli, oltre all'imponente dispiegamento di uomini e mezzi messo in atto per le operazioni di soccorso, gli occhi del mondo intero, che sin dall'inizio della loro disavventura sta seguendo con apprensione tutti gli sviluppi, aspettando un finale a lieto fine.

La possibilità che il salvataggio avesse inizio, era nell'aria dalle prime ore di domenica, quando i giornalisti sono stati fatti allontanare dalla zona, mentre numerosi mezzi si sono avvicinati, posizionandosi nell'area circostante.

Il primo giovane è uscito intorno alle 17.40, il secondo dieci minuti più tardi e poco dopo anche gli altri due. Trasportati in elicottero all'ospedale Prachanukroh di Chiang Rai, a un'ottantina di chilometri dal parco nazionale, dove un intero piano della struttura è stato messo a loro disposizione. I ragazzi saranno tenuti in isolamento per le prime ventiquattro ore, come precauzione per evitare infezioni. L'area è stata interdetta ai media.

In conferenza stampa, l'ex governatore Narongsak Osottanakorn, che coordina le operazioni di salvataggio, ha detto che «sono al sicuro e in buone condizioni di salute».

I nomi dei giovani non sono stati forniti, ma il Daily Beast, citando fonti ufficiali, parla di Nattawut Thakamsong, 11 anni, Prajak Sutham di 14, Pipat Bodhi di 15 e Peerapat Lompiangchai di 16. Sarebbero loro i ragazzi che, secondo una serie di visite mediche fatte fare prima dell'evacuazione, sono stati ritenuti «i più deboli». Prima di iniziare le operazioni di evacuazione, infatti, un medico ha visitato tutti, ragazzi e allenatore, e stabilito una lista di uscita. Quelli rimasti sono «i più forti».

«Stasera, potremo tutti dormire bene. Buonanotte!» si legge nel frattempo sul profilo Facebook dei Navy Seal thailandesi dopo il ritorno in superficie di quattro ragazzi.

Alle operazioni di soccorso, che sono iniziate intorno alle dieci di mattina di ieri dopo un'attenta pianificazione, hanno partecipato novanta sommozzatori, tra questi, quaranta incursori del gruppo d'élite thailandese Underwater Demolition Assault Unit (Adau), conosciuti anche come Navy Seals, e cinquanta provenienti da Europa e Australia. In serata sono state sospese, per riprendere alla prime luci dell'alba di oggi. «Dobbiamo preparare le forniture d'ossigeno, consumate quasi tutte in questa prima operazione di salvataggio e assicurarci che le condizioni rimangano stabili per poter portare in salvo gli altri ragazzi», ha spiegato Osottanakorn. «La prossima operazione, molto probabilmente durerà dalle dieci alle venti ore», ha aggiunto.

L'uscita degli altri nove ragazzi, che «sono pronti fisicamente e determinati a resistere fino al termine dell'operazione», è prevista per oggi. O almeno così sperano i soccorritori. Ma tutto dipende dalle condizioni meteorologiche. Nella zona circostante alla grotta di Tham Luang, infatti, continua a diluviare. E un'eventuale salita del livello d'acqua all'interno potrebbe complicare e allungare i tempi del recupero.

I ragazzi per uscire, devono affrontare un lungo percorso fatto di immersioni e passaggi molto impervi. Il percorso d'uscita dura diverse ore, con un passaggio chiave a due terzi della strada: un restringimento del condotto di quarantacinque centimetri di diametro.

I giovani, che hanno un'età compresa tre gli 11 e i 16 anni, fanno parte della squadra di calcio locale Moo Pa e sono entrati nella grotta il 23 giugno scorso, insieme al vice allenatore Nopparat Kantawong di 25. Le inondazioni dei monsoni, fino a ieri, hanno reso impossibile la loro uscita e hanno impedito ai soccorritori di trovarli per nove lunghissimi giorni.

Raggiungerli non è stato semplice. Gli incursori hanno dovuto combattere contro passaggi bui e tortuosi, attraverso le acque fangose e le forti correnti. Proprio ieri i ragazzi che sono intrappolati nella grotta di Tham Luang, avevano scritto delle lettere cercando di tranquillizzare i familiari, in cui dicevano di star bene e di desiderare presto il loro rientro a casa. Una speranza che hanno tutti, in Thailandia e nel resto del mondo.