Quattro volti per una poltrona all'Eliseo: il primo turno e l'ipotesi del "grande pareggio"

In forte crescita il leader dell'ultrasinistra Mélenchon, testa a testa tra Macron e Le Pen

A quattro giorni dal voto che indicherà i due nomi per il ballottaggio del 7 maggio, i sondaggi danno ancora in testa Emmanuel Macron e Marine Le Pen, rispettivamente col 24 e 23%. Ma la partita per l'Eliseo è più aperta che mai. Si profila una sfida a quattro in cui il leader dell'ultra-sinistra Jean-Luc Mélenchon ha già raggiunto il 19,5% delle intenzioni di voto, attestandosi avversario della destra patriottica del Front National con la stessa chiave anti-europeista. Il repubblicano François Fillon è al 19%. Entrambi possono ancora superare il primo turno, sfidando Macron e Le Pen. Quattro volti in un fazzoletto che potrebbe anche generare un duello delle estreme, Le Pen-Mélenchon, o l'anomalo polo centrista di Macron contro il blocco repubblicano. Intanto sicurezza rinforzata nei principali seggi elettorali, e nei luoghi dove si recheranno i candidati.

La minaccia di ieri un attentato sventato, pianificato per i giorni del voto, due arresti a Marsiglia ha lasciato spazio alla solidarietà tra i favoriti, con Mélenchon che ha inviato due sms. Uno a Fillon, la cui immagine era in un fotomontaggio dei presunti terroristi fermati ieri mattina (avevano immagini anche di Le Pen e Macron secondo la polizia). L'altro a Macron. Due testi diversi molto nell'approccio, al punto da generare le prime speculazioni su eventuali alleanze al secondo turno. Con Fillon, il leader dell'ultrasinistra ammette di essere con lui «in completa opposizione». Nel messaggio a Macron (entrambi sono stati pubblicati da BfmTv) si riferisce solo alla comune «opposizione repubblicana» contro i terroristi. I media chiedono a gran voce se non sia il caso di insistere di più sulla guerra al terrore in questi ultimi giorni di campagna.

Ieri lo ha fatto Fillon, esprimendosi a favore di bombardamenti in Iraq e Siria. Ma l'incubo del grande pareggio aleggia su queste elezioni più della minaccia terroristica, che François Hollande assicura di riuscire a tenere a bada. Così i candidati più scaltri, vedi Mélanchon che con dialettica e colpi di teatro è riuscito a recuperare quasi nove punti in un mese e mezzo, hanno cominciato a sondare eventuali interlocutori per battere (o allearsi) con il vincitore di domenica. Se sarà Le Pen, potrebbe allargarsi a sinistra l'inedito polo centrista guidato da Macron con l'appoggio di Mélenchon e del socialista Hamon, che domenica proverà a evitare un'umiliazione (è stabile all'8%).

In caso di riuscita di Macron, il candidato di En Marche! non dovrebbe neppure chiedere appoggi. Finora sono stati gli altri a salire sul suo calesse in marcia da appena cinque mesi; dai socialisti-hollandiani ai centristi di François Bayrou. Ma se la spuntasse Fillon, su cui ieri si esposto anche l'ex presidente Sarkozy? Il candidato del centro-destra ha abituato i sondaggisti alla smentita delle urne contro ogni pronostico già alle primarie di novembre. Ha endorsement extra-partito: dal movimento ultra-cattolico «Senso comune» che potrebbe far parte di un suo governo, ai sostenitori della famiglia riuniti sotto le insegne della Manif pour Tous. Alla vigilia di Pasqua, è stato perfino a Puy-en-Velay, da cui i pellegrini inaugurano il cammino per Santiago di Compostela. Nel testa a testa il voto cattolico potrebbe essere decisivo. Al punto che, sul tema, Macron ha attaccato proprio Fillon: «Essere cattolico significa difendere i diritti dei più poveri e non battersi per toglierne ad altri».