Quegli intrecci tra giudici e Sceriffo

Roma Relazioni pericolose con le toghe. Può fare parte di questa casistica il pasticcio nel quale si è trovato il governatore campano Vincenzo De Luca. Il manager Guglielmo Manna - dal 2009 presente, in seguito a un ricorso vinto, nell'elenco degli aspiranti direttori amministrativi della sanità regionale - avrebbe minacciato di sabotare la sentenza che ha bloccato la sospensione prevista dalla legge Severino, in forza del suo legame con il giudice relatore: la moglie di Manna, Anna Scognamiglio. Lei sostiene di essere da anni separata in casa, di non aver mai conosciuto De Luca, di aver deciso in piena indipendenza e del tutto all'oscuro della «minaccia» che l'(ex) consorte aveva lanciato al governatore in cambio della promessa di una poltrona. Ora però la Scognamiglio andrà sostituita dal collegio che il prossimo 20 novembre deciderà il «prossimo round» del match De Luca-Severino. Un compito che spetta al presidente del tribunale di Napoli, Ettore Ferrara. Che per anni ha ricoperto lo stesso incarico proprio a Salerno.Ma quando, come De Luca, si occupano posizioni di potere per tanti lustri, i corti circuiti potenziali sono dietro l'angolo. Anni fa l'ex pm salernitana Gabriella Nuzzi, poi trasferita a Latina dopo lo scontro tra procure con Catanzaro, intervistata attribuì il suo allontanamento alle indagini compiute contro l'allora sindaco. Accennando a «gravi interferenze» dei «vertici dell'ufficio di procura, all'epoca diretto dal procuratore capo Luigi Apicella». In fondo, De Luca deve proprio ai tackle della magistratura sulla politica l'inizio della sua lunga carriera. Era il 1993 quando la procura di Salerno, pm Michelangelo Russo, chiede e ottiene l'arresto del sindaco socialista della città campana, Vincenzo Giordano. Con la giunta decapitata, il consiglio vota per scegliere il nuovo primo cittadino, come prevedeva la legge, e premia proprio De Luca. Che da lì in avanti resta quasi senza soluzione di continuità sindaco a Salerno, prima di arrivare quest'anno al vertice della Regione. Vertice dove ha rischiato di non poter restare per la condanna in primo grado per abuso d'ufficio per l'inchiesta sul termovalorizzatore (mai realizzato) di Salerno. Curiosamente, al processo d'appello, potrebbe avere un ruolo proprio Michelangelo Russo, ora consigliere della sezione penale proprio alla Corte d'Appello di Salerno, ma la composizione non è ancora stata definita. Sarà lui il presidente del collegio? Di Russo, De Luca ne conosce bene uno, Remo, fratello del magistrato. Lo ha nominato, da sindaco, presidente del Parco scientifico e tecnologico di Salerno, carica ricoperta per 15 anni.MMO