Quegli scatti «artistici» in trasferta E la fronda del Pd lo prende in giro

RomaRenzi di spalle, in piedi e solitario e sullo sfondo il campo del Flushing Meadows dove i militari in divisa reggono la bandiera americana. Presumibilmente suonano l'inno degli Usa. Il premier, un po' sfocato, che guarda l'ingresso di Flavia Pennetta e Roberta Vinci nel campo. Poi la foto dei festeggiamenti con le due tenniste; il noto incidente di percorso della bandiera nazionale tenuta al contrario. A mani giunte per dire a Vinci il famoso «cosa mi avete combinato». Poi sorrisi e pacche sulle spalle come piovesse. Strette di mano abolite.

Momenti informali e altri solenni, ma raccontanti in modo alternativo. Non c'è bisogno di Pete Souza, fotografo ufficiale di Barak Obama, per raccontare la realtà presidenziale di Palazzo Chigi. Ma la versione renziana delle cose si racconta ormai solo per immagini, come una storia ma senza l'impaccio delle parole.

Sarà che il suo personale storytelling è stato a suo tempo bocciato dagli esperti perché troppo distante dalla realtà. Vero che le parole non sono necessarie e, a volte, possono solo fare male. Magari anche a chi le pronuncia. Fatto sta che il governo italiano ha scelto di concentrarsi quasi solo sulla narrazione fotografica che, come sanno bene gli esperti di comunicazione, è non quasi mai rappresentazione della realtà.

Foto più quasi sbarazzine, efficacissime, nel profilo Instagram del portavoce Filippo Sensi. Un Renzi in bianco e nero sorride e si raccomanda al cielo. Con un effetto sfumato, tipico dell'applicazione di photo sharing, che lo fa quasi apparire santo. Su Twitter Chiara Geloni, bersaniana Doc e fiera oppositrice del premier prova a sfotterlo: «Forse non lo sapevate, ma dice che Renzi è apparso alla Madonna».

In realtà non è un tentativo di santificare il presidente. Ma dietro la foto c'è un messaggio preciso ed è questo: Renzi è il primo presidente che consente vere foto informali, quasi rubate. In stile Kennedy con qualche anno di ritardo, verrebbe da dire.

Fatto sta che per l'Italia è comunque un cambiamento. Lo storytelling presidenziale della sinistra non è più quello di Massimo D'Alema, ma nemmeno quello di Enrico Letta. Le immagini sono state prima sdoganate, poi però hanno monopolizzato l'informazione del governo.

Matteo Renzi ha saltato a pie' pari i comunicati stampa che andavano di moda fino a due anni fa. Freddi e tutto sommato inutili per tutti. La versione ufficiale non passa mai e di informazioni importanti, dal punto di vista dei giornalisti, se ne trovano poche. Quindi sul sito del governo si trovano al massimo quattro righe e poi il rinvio alla pagina Flikr con le foto.

Ma il meglio si trova, appunto, tra le foto del portavoce, ritwittate regolarmente on l'hashtag «cosedilavoro». C'è Renzi con Bono Vox. E la magia di Sensi (vero esperto di comunicazione) fa apparire il cantante degli U2 interessato alle cose che dice il premier italiano. Oppure trasforma un maxi vertice internazionale con centinaia di invitati in un tête-à-tête tra il presidente del consiglio italiano e la cancelliera Angela Merkel. Il vantaggio delle foto è anche questo. È molto difficile smentirle.