Quei cento studenti stranieri in trappola e senza i loro libri

I ragazzi giunti per studiare italiano bloccati a Camerino I cileni i più tranquilli: «Paura? No, siamo abituati...»

In fila davanti all'una strada che porta al Centro di Camerino. I vigili del fuoco portano dentro la zona rossa solo piccoli gruppi e uno alla volta. Sono per lo più studenti del piccolo e famoso ateneo marchigiano, vanno a prendere quello che possono dalle loro case affittate. Borsoni Ikea carichi di abiti, carrelli della spesa pieni. Qualcuno riesce a portarsi via il televisore. «Tanto ci sarà da aspettare molto. Quando rientreremo sarà un modello superato» , spiega un universitario dall'accento meridionale. Il terremoto a Camerino è stato se possibile più crudele rispetto ai centri dove i crolli sono tanti e visibili. I palazzi rinascimentali e le case medievali da fuori sembrano intatti. Dentro le abitazioni e gli uffici sono devastati, dal punto di vista della sicurezza inagibili.

Una cartolina insolita dell'Italia, che 120 studenti stranieri si porteranno a casa, quando riusciranno a tornare. Sono gli iscritti al corso di ottobre della Scuola di italiano Dante Alighieri.

Questa ultima leva è stata un po' meno fortunata. Per due giorni hanno alloggiato nei dormitori dei terremotati. Prima nel palazzetto dello sport, poi nel deposito degli autobus, insieme agli italiani le cui case sono state dichiarate inagibili. Vengono da 20 paesi diversi, ma soprattutto dal Sud America. Argentini e Brasiliani sono la maggioranza. Per ironia della sorte, cittadini di paesi che praticamente non conoscono i terremoti. «È stato lo spavento più grande della mia vita, non capivo cosa stesse succedendo», Racconta Maria Teresa da Rosa, signora brasiliana che già padroneggia l'Italiano. I racconti degli studenti si assomigliano tutti. La casa che trema, un periodo piuttosto lungo per realizzare cosa sta succedendo, mettere in relazione quel tremore con le notizie di agosto sulla vicina Amatrice e poi la fuga in strada, insieme agli italiani. Alcuni sono rimasti in casa e hanno acceso la televisione e poi sono usciti alla seconda scossa. Gli unici a capire subito di cosa si trattava sono stati i cileni. Abituati ai terremoti della faglia di Nazca, sono venuti in Italia e gli e toccato sperimentare anche quelli dell'Appennino. Tranquillissima Ha, ragazza vietnamita. «Non ho avuto paura e ho mantenuto il controllo. Semmai sono preoccupata ora: sarà sicuro andare in centro a prendere le nostre cose?». Agli studenti stranieri tocca infatti la stessa trafila degli italiani. In attesa anche per ore del turno per andare a prendere gli effetti personali. Disagio non da poco perché il corso sarebbe dovuto terminare proprio ieri e molti hanno gli aerei prenotati. Ieri sera gli organizzatori cercavano di velocizzare le procedure per un ragazzo che aveva il volo dopo poche ore. Dei 120 studenti iscritti ieri erano rimasti a Camerino in 96.

Se Camerino perderà gli studenti , italiani e non, l'economia della cittadina ne uscirà a pezzi. Come se non bastasse, il sisma di mercoledì ha colpito anche un altro asset sul quale gli amministratori locali puntano molto, cioè i musei cittadini. Un po' sul modello della concorrente Urbino, Camerino vuole attirare turisti con il museo che l'ex ministro ai Beni culturali Ibio Paolucci definì «gli Uffizi delle Marche». Una pinacoteca diffusa che comprende una pala del Tiepolo, conservata nella chiesa di San Filippo. Fino a ieri gli ispettori della soprintendenza non erano ancora riusciti a verificare lo stato del dipinto. In città c'è anche chi teme per la pinacoteca, dove si trova l'annunciazione di Giovanni Angelo di Antonio, precursore di Piero della Francesca, del 1456. È al sicuro dentro una teca, ma nella stanza della pinacoteca - riferiva ieri il Corriere Adriatico - una parete non è in buono stato».