Quei negozi musulmani che assediano il Vaticano

Un piccolo suk arabo nelle vie che circondano la Santa Sede

Roma Un piccolo suk a due passi da Papa Francesco. Le vie che circondano Piazza San Pietro si sono trasformate negli ultimi anni in una specie di mercatino a cielo aperto gestito direttamente o indirettamente da immigrati di religione islamica. Finora la convivenza è stata pacifica ma, con l'approssimarsi del Giubileo, questo stridente contrasto, connaturato a quel gigantesco melting pot che è la Capitale, salta immediatamente all'occhio. Nella principale città del Cattolicesimo, infatti, l'Islam vive porta a porta con il Papa.

Basta passeggiare per Borgo Pio e Borgo Vittorio, due parallele di via della Conciliazione, la strada che porta alla basilica. Nel giro di poche centinaia di metri sono presenti ben sei minimarket gestiti da pakistani e da bengalesi, ossia immigrati che provengono da Paesi di religione islamica. I prezzi modici attirano molti turisti e per le botteghe della zona (bar, trattorie, pizzerie e negozi di souvenir), che fan quasi tutte ricorso a personale extracomunitario, gli affari vanno a gonfie vele. Tutti gentili, discreti, alcuni perfino integrati, ma i fatti di Parigi hanno generato un po' di diffidenza. Ieri pomeriggio nei piccoli supermarket non c'era molta clientela così come era contenuto il numero dei turisti in piazza. Ovviamente, gli attentati in Francia erano il principale argomento di discussione.

Piazza San Pietro ormai è diventata un vero e proprio mercato rionale. Bancarelle e camion-bar circondano il colonnato del Bernini. Pure le bancarelle sono gestite in massima parte da bengalesi così come di provenienza dal subcontinente indiano sono gli ambulanti che avvicinano i turisti per propinare bastoni da selfie e altri ammennicoli per gli smartphone. I camion-bar, invece, vedono generalmente la presenza di una coppia di immigrati, molto spesso maghrebini. Sono circa una decina nel raggio 2-300 metri.

Arrivano di prima mattina e nel tardo pomeriggio smontano il negozio a quattro ruote e si muovono verso altri lidi.Piazza San Pietro è costantemente controllata da pattuglie di poliziotti, carabinieri e dai vigili urbani. Non mancano, inoltre, un paio di jeep dell'esercito destinate all'operazione «Strade sicure». Insomma, la sorveglianza è costante ma l'impressione che se ne ricava non è la completa tranquillità di un luogo sacro seppur militarizzato. Gli accessi, infatti, sono controllati con i metal detector in occasione delle messe, dell'Angelus e delle altre celebrazioni particolari. La security nei dintorni della basilica è, invece, sempre elevatissima. Di sera accedere alla piazza non è particolarmente difficile, anzi.

Molti clochard, soprattutto di origine africana, trovano riparo nel colonnato o nei porticati prospicienti la piazza. Se qualcuno di questi sfortunati cedesse alla violenta propaganda dei seminatori di odio, la situazione potrebbe degenerare, ancorché l'obiettivo del Califfato sia creare il massimo del panico nei luoghi affollati come dimostra il tentativo dei kamikaze di accedere allo Stade de France venerdì sera.Tutto questo non vuol dire che il rischio per piazza San Pietro non sussista e che proprio nei paraggi della basilica abbia pian piano proliferato un piccolo Vaticanistan. Che prospera in orario di lavoro e non sempre come nelle periferie della Capitale.

Commenti

buri

Lun, 16/11/2015 - 22:47

se li si lascia fare e se ola gente si ferma a comprare npn co sarà niente da fare èer rpmèere l'assedio

Ritratto di bgtony

bgtony

Lun, 16/11/2015 - 23:00

Non e' colpa loro ma nostra se permettiamo certe cose. Con i ma e con i se non si risolve nulla.

Un idealista

Lun, 16/11/2015 - 23:07

A chi si rivolgeranno i terroristi per portare nelle vicinanze di Piazza San Pietro armi, bombe e quant'altro? Vengono mai perquisite quelle botteguccie?