Quei poliziotti corrotti a libro paga dei boss Sei agenti in manette

Vendevano notizie sulle inchieste. Tra le «talpe» c'è la segretaria di un magistrato

Poliziotti coraggiosi, irreprensibili, sempre in prima linea, al punto che uno di loro era passato da eroe una decina di giorni fa, quando era stato ricevuto dal capo della polizia, Franco Gabrielli, per aver salvato la vita a un ragazzo che voleva lanciarsi nel vuoto da un palazzo di Roma.

Ma la divisa di sei agenti, in servizio nella capitale, non era poi così pulita. Ieri i carabinieri del Nucleo investigativo e della squadra mobile, coordinati dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino, hanno arrestato Angelo Nalci, 44 anni, addetto all'ufficio scorte della Questura, Gianluca Famulari, 44 anni, del commissariato San Basilio, Francesco Macaluso, 38 anni, assegnato al reparto volanti, Federico Rodio, 44 del commissariato Fidene-Serpentara, come Alessandro Scarfò, 38 anni, e Fabio Di Giovanni, 47 anni. Nell'inchiesta, che li vede a vario titolo accusati di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio, sono finiti altri «colleghi», uno dei quali è stato sospeso.

Nei guai è finita anche Simona Amadio, 49 anni, dipendente della Procura e addetta alla segreteria di un procuratore aggiunto di Roma, nonché compagna di Angelo Nalci, che nel 2016 si era candidata per le comunali con la Lista Salvini. Era lei la «talpa», che forniva informazioni insieme agli altri fiancheggiatori nelle file della polizia, a Carlo D'Aguano, titolare di bar e sale giochi, osservato speciale dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che da tempo indagava sui suoi contatti con la camorra.

Il suo nome era finito nei fascicoli dell'operazione Babilonia, che un anno fa aveva portato alla luce due organizzazioni criminali, una legata alla camorra e l'altra che operava all'ombra del Colosseo, gestendo il traffico di droga, le estorsioni e l'usura. L'interesse di D'Aguano era quello di sapere il suo destino proprio in quel procedimento, che a giugno aveva portato a 23 arresti e al sequestro record di beni per 280 milioni di euro, e per ottenere quello che voleva sapeva essere assai generoso.

In cambio di informazioni riservate, infatti, i poliziotti e l'impiegata della Procura ricevevano non solo denaro. Solo tra l'aprile e il dicembre 2016 l'imprenditore, arrestato più volte per spaccio di droga, aveva eseguito bonifici per 17mila 690 euro all'Associazione Sportiva Dilettantistica Reparto Volanti, di cui facevano parte tre degli agenti finiti in cella, mentre a un altro aveva concesso parte degli incassi del locale «Arcadia», di via di Settebagni. E tra i «regali» anche quote delle sue società e prezzi di favore per acquistare auto importanti, tanto che aveva messo a disposizione di uno dei sete agenti una Ferrari.