Quei "redditi di Stato" alla rom plurimilionaria

Torino, 70mila euro di assegni familiari alla "regina" con 400 auto di lusso (Ferrari inclusa)

Il cuore rallenta la testa cammina. Sale lungo sentieri che danno il capogiro, cade su pensieri che si fanno scivolosi, pendii che mai si vorrebbero esplorare. Eppure le cronache ci restituiscono dura e cruda l'immagine di questa «regina dei rom» del tutto aliena da una di quelle «spose bambine» narrate dalla poesia di Fabrizio De Andrè in una delle sue canzoni più ispirate, dal titolo: Korakhanè (amanti del Corano, la traduzione). L'etnia di origine serbo-montenegrina cui appartiene questa Sena Halilovic, giunta all'età di 66 anni sui suoi improponibili tacchi a spillo di una dozzina di centimetri, persino proibitivi per un'adeguata guida sportiva della sua Ferrari. Una delle 400 auto di lusso a lei intestate, anche se presumibilmente solo per questioni «professionali».

Essendo la sua etnia a carattere matriarcale, Sena detta Raselma realmente esercitava il diritto a condurre vita da sovrana. A lei toccava però anche la responsabilità di sobbarcarsi l'ingente fardello di figli, mariti, suoceri, consuoceri, zii, cugini fino all'ottavo grado. Ed è perciò lei a finire nelle maglie dell'Europol, su segnalazione delle autorità croate e accertamenti delle Fiamme gialle per conto della Procura di Torino. «Regina» sospettata di aver organizzato o comunque coordinato un vasto giro di auto rubate che dal «ricco» occidente finivano nei Balcani. Ciò in aggiunta a un'«onesta» (si fa per dire) raccolta di materiali metallici, circa 2000 tonnellate di rifiuti senza alcuna certificazione ambientale (ovvio). Per non dire del rame, vero flagello per i nostri binari ferroviari; dei furtarelli di poco conto; delle truffe. La vita della Halilovic davvero meriterebbe una serie tv genere commedia o avventura, contando migliaia di pseudonimi utilizzati per gabbare le forze dell'ordine di diversi Paesi (in particolare l'Italia, ma si sa: ci riuscirebbe anche un bambino). E poi: finti matrimoni per ottenere la cittadinanza, l'arresto dopo un furto con la figlia a Girona (Spagna), la sparizione e la ricomparsa nel campo di Germagnano (Torino), un impiego da bidella pagato con un progetto per l'integrazione sovvenzionato dall'Ue. Le indagini sono partite nel 2014 a Zagabria, quando fu sequestrato mezzo milione sui conti di una ventina di rom residenti in Italia. Man mano è venuto fuori un patrimonio smisurato, in gran parte intestato a Raselma: 4 milioni e rotti di euro, un castello a Mostar (Bosnia), un campo nomadi abusivo ma, pare, con tanto di piscina, un terreno con villa nell'Astigiano, un hotel e proprietà immobiliari di ancora incerta quantificazione. Abbattere l'Isee, per lei e i suoi congiunti, un gioco da ragazzi: ognuno dichiarava una trentina di persone a carico, prive di reddito e tutte residenti nello stesso campo nomadi, così riuscendo persino a farsi pagare dal Comune di Torino assegni familiari per 70mila euro. Candidati ideali, si direbbe, per un futuro reddito di cittadinanza. Peccato.