Quei soldi dell'ente nel paradiso fiscale Usa

Anche l'Enav ha una società registrata nel Delaware per una partecipazione in Aireon

Roma Che cosa ha in comune l'Enav, ente nazionale di assistenza al volo che si occupa delle torri di controllo, con giganti come Coca Cola, Facebook, Google e Goldman Sachs? Ha una società nello Stato americano del Delaware. E perché Enav ha ivi costituito la Enav North Atlantic Llc? Molto semplice, per acquisire con 61 milioni di euro una partecipazione del 12,5% nella statunitense Aireon (che vuole creare un sistema satellitare di controllo globale dei voli) e non pagare troppe tasse. Il Delaware, infatti, è un paradiso fiscale a due ore di auto da New York, ma con tutti i vantaggi di un Paese non inserito nella black list dell'Ocse. Chi sospetterebbe mai che gli Stati Uniti, sempre così rigorosi nei confronti dei propri partner atlantici, ospitino entro i propri confini una piccola Svizzera o, vista la vicinanza, una piccola Panama? Non a caso tutti i big di Wall Street hanno la capogruppo con sede nel Delaware perché lì il fisco non è esoso.

Eppure è così. Una società con un unico socio estero, come nel caso di Enav, non paga Ires se ha la ragione sociale della Llc (l'equivalente della nostra srl), non svolge nessun business e non ha dipendenti negli Usa e non detiene conti correnti negli States. Il vantaggio principale, oltre alla bassissima tassazione, è soprattutto l'anonimato. I soci vengono registrati al momento della costituzione ma non finiscono in nessun elenco ufficiale e, quindi, anche in caso di rogatoria internazionale non vengono resi noti. Ancor più facile è il trasferimento della società a terzi che può essere effettuato senza registrazione. Non è un mistero che molti investitori europei e italiani si rivolgano a consulenti per mettere al sicuro tramite una società a responsabilità limitata o tramite un trust il proprio patrimonio.

È comprensibile, quindi, che lo abbia fatto anche una società di interesse strategico come la nostra Enav. Un po' meno se si considera che il risparmio fiscale sulla transazione si sia tradotto in una perdita per l'azionista di maggioranza, cioè il ministero dell'Economia. Tre anni fa il predecessore di Padoan, Fabrizio Saccomanni, sudò freddo quando si sparse la voce che nel Delaware era stata costituita Equitalia Spa Llc. Le smentite fioccarono immediatamente anche se di quella società ovviamente non si conoscono gli azionisti. Ma sarebbe stato uno scandalo troppo grosso sapere che l'azienda che si occupa di recuperare le imposte accertate le elude a sua volta.

Se dopo la Svizzera e Hong Kong nella classifica 2015 dell'opacità finanziaria globale (il business dei paradisi fiscali vale tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari) si piazzano terzi gli Stati Uniti, il merito è proprio del Delaware. Non a caso il maggiore istituto di credito tedesco, Deutsche Bank, riuscì una decina di anni fa a minimizzare l'impatto fiscale dell'acquisizione di alcuni immobili della Regione Sicilia da parte del Fondo Global Opportunities, gestito dalla banca germanica. Come? Con una triangolazione di società-veicolo fra Delaware, Malta e Lussemburgo la pressione del fisco è stata magicamente sgonfiata.

FB