Quei turisti pentiti che restituiscono i reperti rubati: «Portano sfortuna»

Nino Materi

I tragicomici siti anti-bufale tanto al chilo (bravissimi a criticare il lavoro degli altri, ma del tutto incapaci di trovare, autonomamente, una sola notizia) già si sfregano il mouse. Pronti a denunciare l'«ennesimo falso scoop». Per i maestrini cacciatori di news «inventate» la «maledizione di Pompei» probabilmente è un bluff. E invece è tutto vero. La curiosità pubblicata due giorni fa in prima pagina dal Mattino di Napoli - e verificata ieri dal Giornale - è verissima. Con buona pace dei web-maestrini specializzati nel darsi la bufala sui piedi.

Scriveva ieri il principale quotidiano campano: «La maledizione dell'antica Pompei continua a colpire gli ignari turisti che trafugano reperti dalle domus. Da diversi anni la Soprintendenza riceve pacchetti contenenti pietre di roccia vulcanica, frammenti di muri e pavimenti, cocci di ceramica spesso accompagnati da una lettera di scuse». Ma «scuse» per cosa? «La restituzione e il pentimento è una conseguenza delle disgrazie che si sono abbattute sulla famiglia del turista trafugatore, non appena il reperto entra nella vita del nuovo possessore. C'è una leggenda drammatica che narra di sventure e sfortuna a chi porta via dal luogo a cui sono sempre appartenuti i resti della tragica fine dell'antica città di Pompei». Un fenomeno già due anni analizzato dal Messaggero di Roma, con tanto di conferme da parte del Sovrintendente di Pompei, Massimo Osanna: «Riceviamo decine di pacchetti postali ormai da anni per centinaia di reperti. Ma la cosa ancora più curiosa, da un punto di vista antropologico, sono le lettere di accompagnamento dei reperti trafugati, che svelano uno spaccato umano tutto da studiare. Le persone scrivono di essere pentite, di essersi rese conto di aver sbagliato, di aver commesso un errore terribile, che non lo rifarebbero mai più, e per questo restituiscono i pezzi rubati». Qualcuno non nasconde neppure il vero motivo della resipiscenza: «Da quando ho in casa il reperto, la sfortuna mi perseguita». Ecco in cosa consiste la «maledizione di Pompei»: trattasi di potente energia iellatica. È la sfiga archeologica bellezza, e tu non puoi fermarla. Unica possibilità per bloccare il nero flusso negativo: restituire il maltolto. Basterà a sospendere i giorni neri? Nel dubbio, meglio provare. Un esempio di lettera recapitata alla Sovrintendenza di Pompei? Eccola: «Signore, Vi mando un pezzo de mattone raccolto al centrale de una piazza del sito de Pompei in agosto 1975. Uno errore de giovinezza. Con scuse». Le missive o i pacchi (con allegati i frammenti «portarogna») giungono da anni dalle parti più disparate del mondo.

E quando gli oggetti sono particolarmente ingombranti, c'è chi li porta di persona. Come quella signora canadese che riportò a Pompei la statuina in terracotta rubata durante il viaggio di nozze. Durante il viaggio di ritorno in Canada il neosposo morì d'infarto.

La statuina era nella sua valigia...