Quelle antenne che ci fanno litigare con gli Usa

L'impianto sarebbe uno strumento prezioso per la lotta al terrorismo

I grillini tirano in ballo l'articolo 32 della Costituzione per la «tutela del diritto alla salute dei cittadini» e «contro la svendita della Sicilia al ministero della difesa e agli americani». Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando evoca «la vocazione pacifica» dell'isola (la Sicilia, ndr) in «una posizione strategica che deve essere spunto per promuovere pace e dialogo».Soavi parole che stridono nel perimetro di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove lo scontro è permanente e infuocato. Pro-Muos e no-Muos, governo nazionale e autorità locali, magistrature di vario livello.Al centro c'è il sistema di telecomunicazione del dipartimento Usa, di cui tre già attive (in Virginia, alle Hawaii e in Australia). All'estero il sistema è operativo, il braccio italiano invece è in alto mare. L'ultimo stop è arrivato dalla Cassazione che ha rigettato il ricorso dell'avvocatura dello Stato per conto del ministero della Difesa. Risultato? Il Muos rimane sotto sequestro come disposto il primo aprile scorso dal gip di Caltagirone.Gli Stati uniti non nascondono sorpresa e disappunto per l'ennesimo colpo di scena in una vicenda che non doveva neanche cominciare. Del resto, loro hanno chiesto e ottenuto in anticipo le autorizzazioni necessarie. Quali saranno i «next steps»? La risposta dell'alleato americano è che ora tocca al governo italiano sbrogliare la matassa.L'attivazione del Muos, ricordano gli addetti ai lavori, non è un capriccio straniero ma rientra in un preciso accordo tra governi che, a rigor di logica, dovrebbe avere la precedenza su istanze locali politiche e giudiziarie. In pochi ricordano che un primo sequestro del Muos fu adottato nell'ottobre 2012 su richiesta della Procura che riteneva illegittime le autorizzazioni concesse dalla Regione Sicilia. Il sequestro fu poi annullato dal Tribunale del riesame di Catania che diede ragione al governatore Rosario Crocetta giudicando validi gli atti adottati. E proprio Crocetta, attaccato duramente dal fronte no-Muos per il repentino dietrofront, sbottò accusando gli attivisti di «mafiosità». A dargli ragione però c'era l'Istituto superiore della Salute che aveva messo nero su bianco il fatto che il sistema radar non comporta rischi per la salute umana. Un ping pong di polemiche e veti incrociati, è questo il marasma con cui l'alleato americano ha dovuto fare i conti nel nostro Paese. Inerzia e instabilità regolatoria che, a detta dei diplomatici Usa, sono a dir poco dannosi nell'epoca della lotta al terrorismo. Ne va dell'affidabilità dell'alleato italiano.Il progetto, che consentirà ai militari Nato di inviare dati e video, ovunque essi siano, con una capacità decupla rispetto a oggi, rappresenta uno strumento prezioso per la lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Oggi, per intenderci, una squadra attiva in Libia potrebbe avere difficoltà a mettersi in comunicazione con la base proprio perché le antenne di Niscemi sono spente. L'Italia, in qualità di membro Nato e alleato chiave nel Mediterraneo, avrebbe un accesso pieno e diretto al sistema. Quanto ai rischi per la salute, si ripete che non esiste alcuna evidenza scientifica circa la pericolosità per la salute umana. Le radiazioni elettromagnetiche sono al di sotto del livello di guardia delle regolamentazioni italiane. In particolare, spiega John Oetting, studioso di fisica applicata alla John Hopkins University, impegnato da nove anni nel Muos, «il livello di emissioni lungo il recinto della struttura è mille volte inferiore ai limiti consentiti dalla legge statunitense e più di dieci volte al di sotto degli standard italiani».È forse per questo che la propaganda dei no Muos da qualche tempo si attesta sull'argomento pacifista: ci sarebbe da preservare il volto pacifico della Sicilia contro il militarismo a stelle e strisce. E questo approccio desta perplessità negli analisti americani di stanza in Italia. Tocca al governo sbrogliare la matassa, dentro e fuori le aule di tribunale. Good luck.

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Commenti
Ritratto di gianky53

gianky53

Sab, 30/01/2016 - 09:27

L'ennesima storia grottesca che conferma la levantina inaffidabilità di gentaglia sempre pronta al "chiagne e fotte" e a sbrodolarsi addosso un finto pacifismo di bandiera. In tutto questo indecente scenario la magistratura tutta mette le sue manacce impunite sguazzandoci alla grande. Lo fa per confermare il proprio strapotere, che ha usurpato per demerito della indecente classe politica regnante su un popolo allo sbando.

ArturoRollo

Sab, 30/01/2016 - 10:36

Le basi USA ("Americane",e' un termine generico che cela ignoranza e/o malafede .Esempio: anche gli abitanti di Georgetown nella Guyana, sono geopoliticamente Americani) in ITALIA sono circa 130 (centotrenta): includono basi aeree, navali, postazioni radar e di intelligence. I 43 (quarantatre) radar che si vuole posizionare nel sughereto di Niscemi,probabilmente saranno "la goccia che fara' traboccare il vaso": Il vaso della Sovranita' Nazionale. Gli accordi di Resa, dopo la II Grande Guerra, non sono stati ancora resi noti. E' bene che lo siano. Eravamo - e siamo - Amici degli USA: Ma Padroni a Casa Nostra. Concludo: sempre in tema di ignoranza...la Citta' piu' a Levante d' ITALIA e' Otranto che dista abbondantemente da Niscemi .Saluti dall' Estero.

Ritratto di gianky53

gianky53

Sab, 30/01/2016 - 17:22

Comunque la si guardi risulta sempre una storiaccia dalla quale ne usciamo male. Degli USA siamo alleati non colonizzati, bastava dire NO subito e le antenne le piazzavano in un altro sughereto (sic). In fatto di Sovranità Nazionale il vaso è un coccio rotto da tempo, sono anni oramai che ogni direttiva arriva da fuori, anche per il colore della carta igienica. La nostra sovranità è ridotta a mantenere 90 parlamentari siculi, visto che parliamo di sughereti siculi, che costano il doppio degli assessori della Lombardia e che in questo mese hanno lavorato ben 3 ore per uno stipendio di 11 mila euro. Alla faccia del MUOS.