Quelle cure economiche inconciliabili che fanno litigare Padoan e il premier

Il ministro dell'Economia punta a eliminare i bonus sulle tasse Mentre la volontà di Palazzo Chigi è di far calare le imposte

Roma - Fino a oggi non c'è mai stato uno scontro aperto. All'apparenza non si può nemmeno parlare di tensioni al limite della sopportazione, come quelle che in passato hanno portato alle dimissioni di altri ministri dell'Economia.

Ma tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan non c'è una nemmeno una condivisione piena delle scelte. Nella migliore delle ipotesi una divisione dei ruoli. I nodi della politica economica sono affrontati e sciolti a Palazzo Chigi dai consiglieri del premier. Al ministero resta la vigilanza sulle compatibilità economiche e poi la cura dei rapporti con la Commissione europea per fare passare le decisioni del governo più indigeste a Bruxelles.

Di solito Padoan, alla vigilia della legge di Stabilità o del varo del Def (il documento di economia e finanza che contiene le previsioni macroeconomiche e le grandi cifre della finanza pubblica) rilascia un'intervista per mettere un freno agli appetiti della presidenza del Consiglio, ma poi lascia «alla politica» la decisione finale.

Ora qualcosa sembra essere cambiato. Gli spazi di manovra nella politica economica si sono ristretti e Padoan ha giocato di anticipo proponendo una misura difficile come il riordino delle «spese fiscali». Una riforma che i tre precedenti esecutivi hanno tentato e fallito.

Farla significa toccare le agevolazioni Irpef e Iva. Sono 799 e pesano sul bilancio pubblico per 300 miliardi. Padoan vuole fare un taglio quasi lineare, salvandone solo alcune intoccabili (famiglia, sanità e ristrutturazioni). Nella tagliola finirebbero anche le detrazioni dei mutui e altri sgravi.

Farlo significa colpire anche i mutui. Renzi non può permettersi di colpire la classe media e questa convinzione si è rafforzata dopo le elezioni di domenica.

Al contrario, il premier vorrebbe dedicare la fine della legislatura a questa fetta di cittadini/elettori, ad esempio riconoscendo il bonus da 80 euro ai pensionati. Proprio su questa misura il ministro Padoan aveva già raffreddato gli entusiasmi del presidente del Consiglio, spiegando che gli spazi «non sono infiniti» e che il suo ministro lo obbliga a «ricordare a tutti che ci sono compatibilità».

Tanto più adesso che l'Unione europea ci ha concesso per il 2016 tutto il possibile e noi abbiamo promesso sforzi extra nel 2017. Bisogna «buttare via qualcosa», nel senso di rinunciare a promesse, come quella di rimodulare le aliquote Irpef. Oppure, è il ragionamento che si fa al ministero dell'Economia, bisogna tagliare la spesa pubblica, a partire dalle cosiddette spese fiscali. Peccato che questo significherebbe aumentare le tasse.

Per ogni euro tolto alle tax expenditures, le statistiche registrerebbero una crescita della pressione fiscale oggi ferma al l 43,5%. Uno scenario inaccettabile per Renzi, che ha tutta l'intenzione di arrivare al referendum costituzionale di ottobre e poi alle elezioni politiche rivendicando il primo taglio alle tasse dopo anni. Impossibile farlo se il Padoan imporrà un taglio alle agevolazioni che finirà per colpire le famiglie.

Commenti

luigi.muzzi

Mer, 08/06/2016 - 08:34

i tagli alle agevolazioni verranno percepiti come "tagli" e non maggiori imposte, ci si prepara ad un'altra vendita di pentole...

ILpiciul

Mer, 08/06/2016 - 09:01

Anche se si fossero laureati nella più scadente università non possono non conoscere la curva di Laffer. Perché non la applicano? Avranno mica qualche padrone che li paga e che impedisce loro di calare le tasse al loro popolo? Non posso credere che sia così altrimenti a mio parere è un tradimento verso noi italiani.