Quelle grandi opere per il rilancio dell'Italia

Un convegno alla Camera sulle infrastrutture del futuro: «I ritardi ci costano 80 miliardi di Pil»

Rilanciare l'impegno nel comparto delle infrastrutture deve rappresentare una priorità per il futuro. Questo obiettivo è stato al centro di un convegno, organizzato da Blu Lab (associazione che riunisce giovani vicini al centrodestra), che si è svolto ieri presso la Camera dei Deputati. All'Italia serve ripensare «le grandi opere nello scenario del Mediterraneo» è la riflessione che si è cercato di portare avanti grazie alle testimonianze di Stefania Craxi (presidente della Fondazione Craxi e già sottosegretario agli Esteri), di Pietro Lunardi (ex ministro delle Infrastrutture) e di Alberto Niccoli dell'Università Politecnica delle Marche.

«Il Mediterraneo deve rappresentare una priorità di investimento sia per il nostro Paese che per tutta l'Europa», ha spiegato Craxi ricordando che l'area mediterranea rappresenta la quarta area commerciale al mondo per valore del Pil e che, soprattutto, è un obiettivo strategico degli investimenti esteri cinesi. «L'Unione europea ha aggiunto ha commesso l'errore di chiudersi su se stessa puntando a Est, mentre è importante non accumulare ulteriore ritardo su quest'altro versante anche perché le forti divergenze di reddito tra Nord e Sud del Mediterraneo sono alla base di tutti i problemi politici e sociali che ci preoccupano quotidianamente».

A questo proposito Lunardi ha affermato che «l'infrastrutturazione deve rappresentare un obiettivo prioritario per il prossimo governo perché l'Italia deve essere in grado di intercettare il traffico che proviene dal Canale di Suez e che attualmente viene dirottato verso i porti del Mare del Nord». Secondo l'ex ministro occorrerebbe recuperare lo spirito della legge obiettivo del 2003 che ha consentito al Paese di dotarsi di infrastrutture più moderne per oltre 100 miliardi di euro.

E, sempre in tema di cifre, occorre ricordare che i ritardi sulle grandi opere nel comparto dei trasporti costano al nostro Paese oltre 80 miliardi di Pil all'anno. Ecco perché il convegno è stato l'occasione per riparlare del Ponte sullo Stretto da una prospettiva diversa. Il nuovo studio di fattibilità commissionato dal governo, infatti, è stato analizzato alla luce delle nuove ipotesi della galleria sottomarina e del tunnel a mezz'acqua. «Il Ponte sullo Stretto è un progetto lanciato da Bettino Craxi negli anni '80 e che idealmente avrebbe potuto far sorgere un'area di sviluppo industriale e commerciale tra Calabria e Sicilia ed è perciò un'occasione da non perdere», ha concluso Craxi. Superare la logica del «no a qualunque cosa» è una responsabilità che chi si incaricherà di governare deve assumersi.