Quelle troppe versioni provano la sua colpevolezza

Veronica Panarello ha tentato il colpo di scena accusando il suocero della morte di suo figlio. Un coup de théatre cui però non ha creduto nessuno. Gli inquirenti hanno specificato che il nonno di Loris Stival è indagato soltanto come atto d'ufficio. Da lungo tempo ritengono tutti che l'unica responsabile della morte del bimbo sia lei. Ha detto tutto e il contrario di tutto su quanto avvenne il giorno dell'omicidio. Dichiarazioni e ritrattazioni sono diventate la prova più schiacciante della sua colpevolezza. Il figlicidio materno è uno dei delitti più inquietanti, un reato impensabile dalla maggior parte delle persone, ma questo non significa che sia sempre frutto della follia. Ci sono madri che uccidono i figli non desiderati perché ricordano loro l'uomo che le ha abbandonate, perché sono i figli di una violenza sessuale o perché li ritengono responsabili della difficoltà concreta in cui vivono. C'è un figlicidio delle madri che sono solite maltrattare i figli e uccidono per risposta al pianto o al capriccio del bambino, perché non sanno elaborare e accogliere la sua angoscia di essere abbandonato. Vengono da famiglie in cui vivevano in uno stato di tale deprivazione affettiva da cui non potevano imparare a provare empatia. Nella loro infanzia sono state trascurate, hanno subito abusi fisici o psicologici e perpetuano lo stesso schema avendo sviluppato un disturbo di personalità caratterizzato da instabilità e impulsività, che le spinge a tentare il suicidio sin dall'adolescenza. Emotivamente squilibrate e ambivalenti, oscillano tra amore e odio, idealizzazione e svalutazione di se stesse e degli altri, che attaccano verbalmente e fisicamente diventando finanche pericolose. Sembra essere questo il caso della Panarello. La sua famiglia d'origine ha trasformato la morte del bambino in un business economico. Senza tenere in considerazione le sorti dalla loro congiunta, di cui parlano e sparlano in tv in cambio di una manciata di euro, dimostrano di essere persone che non hanno a cuore la sua sorte, neanche nel momento più tragico della sua vita. Gli inquirenti pensano che Veronica abbia ucciso il suo bambino con una freddezza agghiacciante, che sia una lucida criminale. La accusano di omicidio doloso ma forse potrebbe essere preterintenzionale. Quella mattina voleva andare al suo corso di cucina e il rifiuto del bambino ad andare a scuola significava rinunciare al suo programma mattutino. Un sacrificio che ha risvegliato in lei un desiderio di vendetta e di rivalsa nei confronti di un'infanzia in cui è stata trascurata e maltrattata. Una rabbia che l'ha trasformata in un genitore punitivo che castiga il figlio che non obbedisce alla sua volontà. Veronica ha strattonato Loris obbligandolo su una sedia cui poi l'ha legato con le fascette stringicavo in plastica che usano gli elettricisti. L'ha costretto all'immobilità per punirlo di quella ribellione che le avrebbe impedito di uscire dal suo isolamento affettivo. Quando è tornata a casa l'ha trovato già esanime perché tentando di liberarsi della sua prigionia il bambino ha stretto ancor di più i cappi autobloccanti che lo incatenavano alla sedia. E ora, come allora, non ha il coraggio di confessare una violenza che ha cagionato la morte di suo figlio. Pur di non dichiararsi colpevole l'ha gettato in un canalone di scolo e ha cominciato a inquinare le prove, affinché la meritata punizione non toccasse di nuovo anche a lei.