Quell'ultimo bacio del cavallo alla sua padrona

Lei è malata di cancro. L'estremo desiderio? «Salutare il suo Bronwen. La visita in ospedale, poi la morte

Questa immagine forse non vincerà il Pulitzer per la foto dell'anno, ma resta un'immagine stupenda. I due innamorati che si baciano vivono una storia lieve e struggente. Lei è nonna Sheila Marsh, un'anziana signora inglese di 77 anni giunta alla fine dei giorni. Lui è Bronwen, un cavallo di 25 anni, cresciuto tra le cure davvero materne di nonna Sheila. La fotografia ritrae l'ultimo bacio, l'ultimissimo incontro. Non è necessario sentirsi poeti per leggere nelle loro espressioni tutto ciò che di bello si vuole immaginare: tenerezza, gratitudine, triste felicità, felice tristezza. È l'addio. Certo nonna Sheila lo sa, ma ha tutta l'aria di intuirlo anche il vecchio Bronwen, un tipo cui non è facile darla a bere: l'ha capito già da un po', da tutte queste strane assenze, da questa muta lontananza, che la sua amata non sarà mai più la stessa.

Purtroppo è davvero così: nonna Sheila è malata di cancro e sta arrivando al capolinea. Negli ultimi tempi l'hanno ricoverata al Wigan Royal Infirmary. Al suo fianco c'è sempre la figlia Tina, 33 anni e una dannata fatica a trattenere le lacrime. Cosa dire, cosa fare, in momenti come questi: tanta gente, tante famiglie, ogni giorno, nei luoghi più remoti del mondo, vivono la stessa condizione di affetto disperato e di pena insostenibile. Cosa fare, cosa dire…

In fondo, si tratta soltanto di accompagnare amorevolmente, cercando di rendere il meno angoscianti possibile le pesanti ore del crepuscolo. Così, quando Sheila esprime l'ultimo desiderio, tutto intorno si mette in moto la catena dell'umanità. La figlia ne parla con i medici e gli infermieri, la direzione stessa dell'ospedale viene coinvolta. Questa anziana signora che ha lavorato tutta la vita negli allevamenti di cavalli non è un fastidioso rottame da rimuovere alla svelta, come troppe volte ci tocca vedere in tanti ospedali: è una dolcissima creatura meritevole di tutte le attenzioni e di tutte le carezze possibili. Chiede si vedere ancora una volta il suo adorato cavallo: non sta farneticando, non è la bizzarra fantasia di una vecchia svalvolata, è davvero il sogno finale di una donna sentimentale. È un problema? Davvero è un problema così insormontabile? Davvero è una richiesta così eccentrica? In tanti ospedali certo lo sarebbe: in questi luoghi disumani, i vecchi devono soltanto stare zitti e sbrigarsi a tirare le cuoia, perché non servono più a nulla, costano un sacco di soldi e occupano inutilmente spazi preziosi. Una seccatura, ecco cosa sono i vecchi in certe strutture e in certe regioni della cosiddetta civiltà evoluta. Ma non qui, non in questo ospedale fuorimano del Regno Unito. Qui il desiderio di Sheila è sacro, e diventa una formidabile miccia capace di far esplodere i fuochi d'artificio dei sentimenti migliori. Vuole vedere il suo cavallo, non è un problema così tremendo: vedrà il suo cavallo. Tutti si mettono a disposizione. Sheila certo non può andare alle scuderie, ormai le sue forze sono davvero esaurite. Niente, nessun dramma, non si può affogare in un bicchier d'acqua: vorrà dire che toccherà a Bronwen farsi condurre da lei.

La foto immortala il momento più alto e più bello: l'ultimo bacio nel cortile dell'ospedale, in mezzo a un sacco di gente che piange a dirotto, senza possibilità di controllo, come si piange di un'incontinenza torrenziale quando vince la pietà. Racconta il dottor Gail Taylor: «Sheila ha chiamato Bronwen con voce flebile, il cavallo ha chinato la testa e l'ha baciata teneramente. È come se si fossero dati l'ultimo arrivederci…». Dice il direttore dell'ospedale: «Un momento toccante, l'ospedale è orgoglioso di aver collaborato a questa giornata».

Fosse sempre così. Fossero tutte così, ovunque, le pensiline dell'ultima partenza. Non può essere solo un caso che qualche ora dopo, nella commozione generale, Sheila abbia chiuso gli occhi e se ne sia andata, portandosi dietro la consolazione effimera ed eterna di quell'ultimo bacio. Tutto sembra più accettabile. Adesso lei cavalca cavalli alati negli infiniti spazi celesti. Noi, qui, possiamo sentirci un po' migliori.

Commenti

Mario Mauro

Dom, 09/11/2014 - 16:54

Purtroppo non tutti son in grado di capire quale profondità di affetto ci possa essere tra una persona e un animale, spesso superiore a quello che intercorre tra umani.

Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Dom, 09/11/2014 - 17:52

meglio delle persone.

eglanthyne

Lun, 10/11/2014 - 09:21

Una storia triste ma anche bellissima.

Ritratto di joice

joice

Lun, 10/11/2014 - 09:26

Ieri mattina ho letto l'articolo di Cristiano Gatti mentre facevo colazione.Ho pianto dall'inizio alla fine.Gli animali sono più "umani e compassionevoli" di noi.Chi rimane impassibile leggendo certe storie deve avere un pelo sullo stomaco alto una spanna. Mi aspetto anche un articolo da Vittorio Feltri a commento della storia.