"Questa riforma divide l'Italia. Riscriviamo la Carta insieme"

Per Berlusconi "Renzi è come Balotelli, promessa mai concreta". E a Del Debbio offre la guida di Forza Italia

Roma - Matteo Renzi come Mario Balotelli, Matteo Salvini come Romeo Benetti, Angelino Alfano come Aldo Serena, i grillini come Paul Gascoigne. Da intenditore e appassionato di calcio, Silvio Berlusconi non si sottrae al gioco che gli sottopone il direttore del Foglio, Claudio Cerasa: un paragone calcistico tra i principali esponenti politici di oggi e i campioni del pallone.

Il risultato è godibilissimo. «Guardi, direttore, sto al gioco volentieri. Renzi, potrebbe essere Balotelli: istrione, brillante, una grande promessa che non si è mai concretizzata. Salvini mi ricorda un giocatore del passato, Romeo Benetti, grande calciatore, ma un po' troppo rude nei contrasti. Alfano mi richiama alla mente Aldo Serena, un buon giocatore, di grande mestiere che ha cambiato tutte le squadre possibili. I grillini in generale mi fanno pensare un po' a Gascoigne. Talento ma tanta confusione e sregolatezza, che ne annullano il valore». Un gioco che fa scattare le reazioni anche di Salvini e Alfano. Il primo si concede una battuta: «Balotelli non ha mai promesso gli 80 euro ai tifosi». Il secondo prima ricorda che «Berlusconi non è mai uscito dal campo, neanche dopo l'operazione». Poi aggiunge: «Berlusconi è come Maradona, un talento puro in un mare di sregolatezze».

Chiuso il capitolo calcistico, il presidente di Forza Italia si rituffa nel suo tour de force referendario. Al Tg2 commenta il Sì a sorpresa di Romano Prodi. «Come ha scritto Jena sulla Stampa Prodi è un genio, spiega le ragioni del suo Sì, dando ragione al No. Fa impressione sentire Prodi che faceva il ministro negli anni 70 con Andreotti sponsor di una riforma che secondo Renzi combatte la casta...».

In serata, ospite del «Perché sì, perché no» di Paolo Del Debbio, Berlusconi ritorna sull'errore di fondo del ddl Boschi. La riforma costituzionale disegnata dal governo Renzi «divide il Paese, se vince il Sì comunque il 50% degli italiani non la sentirebbe propria, è una riforma divisiva quindi sbagliata. Ai loro tempi De Gasperi e Togliatti seppero trovare un compromesso alto e nobile». Berlusconi si concede anche un fuori programma: una «proposta» in diretta a Del Debbio di assumere la leadership del partito, invocando un possibile successo come quello di Donald Trump negli Stati Uniti. Berlusconi ricorda che Trump è diventato presidente anche perché «è stato 14 anni in tv ed è entrato nelle case delle famiglie americane. Mi sono chiesto perché nella ricerca di un leader non guardiamo a nomi di persone che abbiamo avuto tanto tempo in televisione?». «Mi sono fissato su un nome, quello di Paolo Del Debbio, che non è nuovo alla politica, tanto è vero che nel '94 era seduto al tavolo con me per stendere il programma liberale. Ci rifletta, con il sorriso ma ho detto una verità». Una stima e un apprezzamento, quello verso Del Debbio, che Berlusconi ha ribadito di recente anche in conversazioni private.

Il Cavaliere torna a soffermarsi anche sull'allarme banche, puntando il dito contro il governo. «Gli italiani hanno ritirato 100 miliardi dai loro conti perché le banche che una volta significavano sicurezza ora significano rischio». La responsabilità del giudizio negativo dei risparmiatori è del governo «che ha accettato il bail-in senza mettere il veto».