Il Questore ha una certezza: «Volevano tagliargli la gola»

Milano All'inizio ci eravamo accordati con il questore Luigi Savina per parlare principalmente dei recentissimi arresti di anarchici responsabili dei fatti del 1° maggio a Milano e sullo sviluppo delle indagini future. Poi il ferimento dell'ebreo ortodosso da parte di uno sconosciuto incappucciato avvenuto l'altra notte in via San Giminiano, in piena zona ebraica della città, ha preso il sopravvento.Meglio gli anarchici di una possibile Intifada milanese, signor Questore?«Al momento ci andrei molto cauto a parlare di atto di razzismo. Indaghiamo a 360 gradi, abbiamo affidato gli approfondimenti agli esperti dell'Antiterrorismo che ha preso contatti con la comunità ebraica, ma in questa, che resta una brutta vicenda, ci sono troppi elementi che fanno pensare ad altro».Ce li dica.«Manca innanzitutto una rivendicazione: sarebbe strano da parte di chi avesse commesso un fatto simile, se la matrice fosse razzista, non evidenziare a dovere l'attentato. Poi non ci sono precedenti. Si tratterebbe della prima volta che L'Isis colpisce un cittadino qualunque in Europa. Finora nel mirino degli estremisti islamici sono finiti militari, poliziotti e i giornalisti di Charlie Hebdo. E inoltre...».E inoltre?«Non tralasciamo alcuna ipotesi e soprattutto quella del lone wolf, il pazzo solitario, ma la vittima, profondo religioso con una vita adamantina, coniugato con la figlia di un rabbino e cognato di rabbini, ha un'occupazione molto particolare: è addetto al controllo dei vini in conformità ai canoni imposti dalla religione ebraica. Prodotti consumati dalla comunità milanese ma anche da esportare all'estero. In qualità di selettore potrebbe, anche involontariamente, aver fatto sgarri a qualcuno».Secondo lei chi l'ha ferito voleva solo lanciargli un avvertimento?«Qualcosa di più serio. L'uomo è stato colpito da sette fendenti di cui tre, i più lievi, alla schiena, due alla guancia sinistra, uno a un braccio (una ferita senz'altro rimediata mentre si difendeva) e uno sfregio di 7 centimetri sulla guancia destra. Quest'ultimo colpo ci fa pensare che volessero colpirlo alla gola. Sarà fondamentale parlare con la vittima appena sarà possibile. Al momento nulla può essere opzionato come ipotesi principale».Anche gli anarchici il 1° maggio puntavano ad altro? Magari a un fatto di sangue?«Non lo escludo affatto. Con un grave fatto di sangue avrebbero ridotto l'importanza di Expo a un fatto di cronaca giudiziaria. Gli italiani si sono mossi infatti per radunare qui simpatizzanti di tutta Europa per contestare un evento planetario. Il loro fine principale è la visibilità, cavalcano le legittime aspettative dei malcontenti legati a tematiche ambientali o sociali, come quelle della casa, per radunare in piazza più gente possibile. Le mazze di bambù che abbiamo trovato al centro sociale la Mandragola durante i blitz prima del corteo del 1° maggio, sono le stesse utilizzate poi quel giorno dal blocco nero. Alla fine ai loro cortei gli ideologi puri saranno qualche decina, gli altri sono solo soggetti pieni di rabbia contro tutto e tutti che si vanno a sfogare, dall'ultrà disperato a chi manifesta un disagio relazionale. Come cittadino mi lasciano molto perplesso».Se dovremo imparare a convivere e a difenderci dal proselitismo dell'Isis a cosa ci affideremo in futuro per tutelarci dagli anarchici?«Come ha dimostrato l'indagine sul 1° maggio, non basta una gestione oculata dell'ordine pubblico che, danneggiamenti a parte, ci ha permesso di tenerli lontani da obiettivi molto appetibili, come piazza Duomo, la Scala e, per i greci, il Palazzo delle Stelline. Il futuro è nella visione dei filmati delle telecamere, nel Dna, ci affideremo ancora ai pedinamenti, ma sempre con personale con profili di altissima professionalità della Digos e della Scientifica. Abbiamo persone eccezionali in Polizia, nelle forze dell'ordine in generale e nell'esercito: sono loro che hanno permesso di rendere Expo un evento presidiatissimo, ma non militarizzato».