Qui e ora

U na banda di sessanta ragazzi «problematici». Cosi la procura dei minori ha definito i giovani teppisti che tutti insieme hanno preso d'assalto il treno Ventimiglia-Torino durante le feste pasquali.

I testimoni raccontano un viaggio da incubo tra urla, insulti, sedili e finestre spaccate. Azioni distruttive che testimoniano la perdita di ogni freno inibitorio. Sessanta ragazzi con un disturbo antisociale di personalità: incapaci del rispetto dei diritti degli altri, di conformarsi alla legge e alle norme sociali, che compiono azioni illegali come distruggere e rubare senza preoccuparsi delle conseguenze.

Barbara Sartini, coordinatrice della comunità Raymond Gledhill, una struttura sanitaria per il recupero dei giovani con disturbo di personalità, afferma che «questi ragazzi hanno un atteggiamento antisociale, ma al di là dell'etichetta psicodiagnostica, presentano un disturbo dell'intensità emotiva che li porta a iperagire in ogni situazione perché travolti da una emozione che non sanno gestire efficacemente». Una caratteristica che spiegherebbe molti comportamenti devianti compresi fenomeni come il bullismo o le dipendenze da droga o da alcol. La rabbia o la paura, emozioni positive che servono a difendersi nel momento del pericolo, sarebbero talmente amplificate da non poter essere gestite.

Osservando i ragazzi in comunità Barbara Sartini, specialista in riabilitazione psichiatrica, ha constatato che la resilienza si può imparare anche da grandi attraverso la consapevolezza del disagio e da esperienze positive. «I giovani hanno bisogno di relazioni interpersonali corrette, di esercitare ruoli di responsabilità e apprendere l'abilità della gestione di emozioni e comportamenti impulsivi». Alla base di questo disagio ci sono genitori che non hanno saputo comprendere empaticamente i bisogni primari del bambino. «Molto spesso si tratta di famiglie in cui non è richiesto il rispetto dei limiti e delle norme condivise, in cui i ragazzi sono deresponsabilizzati rispetto a scuola ed istruzione». Genitori che danno poco o danno troppo, amici dei figli che non hanno l'autorevolezza necessaria per essere da guida e supporto nei momenti di stress. Resilienti si diventa quando ci sono punti di riferimento stabili, famiglie presenti e di sostegno, scuole che trasmettano valori positivi e una società improntata all'inclusione sociale. Ad oggi è un utopia che fa della nostra società un paese inadatto alle nuove generazioni.

Commenti

ohibò44

Sab, 22/04/2017 - 11:37

È la cultura dell’inciviltà partorita dal web: un non luogo in cui tutti possono insultare tutti ma, soprattutto, in cui chiunque può sottomettere chiunque. Civiltà fino a ieri ha significato rispetto degli altri: troppo faticoso per chi è nato con diritti senza doveri. Il pensiero politicamente corretto sogna come salvatore dell’umanità e futuro Presidente USA Mark Zuckerberg, il che significa che gli adulti occidentali non hanno niente da insegnare ai ragazzi disadattati perché gli adulti per primi non capiscono.