Il Quirinale batte un colpo: "Adesso basta con i diktat"

Il Colle fa trapelare l'irritazione per la rigidità sui nomi dei ministri di peso. Ma si prepara a cedere su tutto

Roma - «Irritazione» stavolta è davvero un blando eufemismo. Piuttosto, è una rabbia vera, profonda e ammantata di istituzionale aplomb, quella che filtra dal Colle dopo la manovra a tenaglia di Salvini e Di Maio a difesa di Paolo Savona, il professore euroscettico e antitedesco candidato alll'Economia. Un furore che sarà pure felpato, ma che è accompagnato dalla tipica «delusione» di chi si sente preso in giro ed è costretto ad arretrare abbandonando una trincea dietro l'altra. «Qui, nello studio alla Vetrata promettono una cosa, poi fuori ne fanno una diversa», si lamentano al Quirinale.

Dopo aver ceduto su Giuseppe Conte, mentre ci si prepara a capitolare pure su Savona, ora persino il rassicurante Giampiero Massolo è dato a rischio. Sembra la cronaca di una disfatta annunciata. Però c'è poco da fare perché, dalla prospettiva quirinalesca, l'alternativa, il voto in autunno, è ancora peggiore. Tutto ciò succede prima ancora che la questione sia realmente sul tavolo: infatti i ministri, in teoria, li dovrebbe proporre il premier e approvare il capo dello Stato. È quello che Sergio Mattarella ha spiegato ai leader di Lega e M5S già due mesi fa durante le consultazioni iniziali e che ha ripetuto nei giorni scorsi a Di Maio e Salvini. Loro, raccontano sul Colle, si erano dichiarati d'accordo e avevano promesso di non fare forzature. Pure Conte l'altra sera, dopo essere stato catechizzato per due ore da Mattarella, sembrava aver capito la lezione. «Presidente, stia tranquillo, è anche mio interesse non avere in squadra una mina vagante come Savona. Io non ho alcuna intenzione di portare il Paese ad uscire dalla moneta unica».

Ma la domanda è: riuscirà l'uomo dal curriculum taroccato, il tecnico scelto come esecutore del programma giallo-verde, a tenere il punto? Vorrà farlo? Nonostante le parole europeiste di Conte e la sua rivendicazione di autonomia, i dubbi sono tanti. Sarà per questo che il Quirinale ha deciso di far trapelare la sua ira. Il tema, sostengono, non sono «i presunti veti» contro alcuni candidati, tipo appunto Savona, quanto il contrario. Ossia, «gli inammissibili diktat» nei confronti del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica «nell'esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce a tutti e due».

Insomma, spetta a Conte e Mattarella compilare la lista. Il resto sono «interferenze». Peraltro si sa da tempo che il capo dello Stato vuole dire la sua sulle caselle più delicate, Economia, Interni, Esteri, Difesa e Sviluppo, quindi non gradisce essere messo di fronte al fatto compiuto. Tanto più che ha già dato il via totale ai due leader. Nessun problema per Di Maio al super ministero Sviluppo-Lavoro e luce verde pure a Salvini al Viminale.

Ma il rapporto con il leader del Carroccio appare ormai deteriorato. L'ultimo scontro a distanza in mattinata sui migranti. Mentre per Salvini bisogna aumentare le espulsioni, «settemila l'anno sono poche», secondo Mattarella «il dossier va gestito in maniera responsabile». Due lingue diverse.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 25/05/2018 - 17:09

A chillo non gli entra dint a capa che é solo l'amministratore del condominio Italia, dove i millesimi ce li il duo Salvini-Di Maio. Lui non é il faraone, deve solo obbedire e non fare di testa sua. Tiene a capa tosta... E pure nu poco Mattarella.