La rabbia del centrodestra «Il Viminale difende Pisapia»

Critiche da Forza Italia, Lega e M5S: schierarsi con lui vuol dire essere contro gli agenti Fioccano le mozioni di sfiducia ma Alfano fa spallucce: «Chiedono la mia testa tutti i mesi»

RomaAlfano? Lui, di centrodestra? «Difendere Pisapia - dice Daniela Santanchè - significa difendere i suoi amici dei centri sociali ed essere contro, esattamente come il sindaco di Milano, ai militari e alle forze dell'ordine che tutelano le nostre città». Neanche secondo Ignazio La Russa «uno che si genuflette davanti a Pisapia e alla sua finta manifestazione» può definirsi di centrodestra e può restare al Viminale. E pure per Lega e Cinque Stelle, che presentano delle mozioni individuali di sfiducia, il ministro dell'Interno se ne dovrebbe andare.

Lui però a dimettersi non ci pensa nemmeno. «La mia testa la chiedono tutti i mesi, così per raccattare voti. Anzi, ero preoccupato perché da un po' non lo facevano». Anzi, Angelino Alfano non si sente neppure sotto accusa. «In disordini come quelli del Primo maggio c'è chi vince e chi perde e i vestiti neri e le maschera antigas lasciate sul selciato sono un segno di resa. Non avrebbero voluto toglierseli lì, ma così vestiti entrare in centro e devastarlo. Le tute nere volevano attaccare la Scala e la Borsa, gli è stato impedito». Tutto bene, dunque? «Certo, poteva andare meglio, ma pure molto peggio, potevano esserci dei morti. Per fortuna le forze dell'ordine sanno cosa fare».

Insomma, con tutto quello che è successo, il ministro si sente tra i trionfatori. Eccolo quindi in mattinata a Milano a Palazzo Odescalchi, assieme al capo della polizia Alessandro Pansa, mentre ringrazia le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, i cittadini che il giorno dopo hanno ripulito la città. «Sono loro che hanno vinto. Come succede per la nazionale di calcio, pure sull'ordine pubblico ormai tutti si sentono dei commissari tecnici. Noi invece abbiamo uomini addestrati e leadership, e mi riferisco al questore Luigi Savina. Tutti quelli che pontificano, sostenendo che avremmo fatto bene a fare versare sangue, a spaccare teste, non si rendono conto di quello che dicono».

Pansa annuncia la promozione sul campo di Alessio Padovano, l'agente ferito a una gamba da una bottiglia molotov. Alfano spiega che grazie alla polizia «è stato evitato un bagno di sangue e scongiurato il saccheggio della città». E difende la scelta della linea morbida, quella del contenimento. «In una logica di ritorsione avremmo esposto il Paese ad un rischio gravissimo, abbiamo evitato di innescare una spirale di vendette. Ricordiamoci che l'Expo dura sei mesi, non solo il Primo maggio».

Nel pomeriggio il ministro torna a Roma per un'informativa ufficiale alla Camera sui fatti di Milano. Alfano è solo, come nota La Russa, non c'è nessun altro nei banchi del governo mentre racconta come il Viminale abbia già dato un volto e un nome a 180 black bloc. Un'ottantina «grazie all'azione preventiva effettuata prima del corteo», gli altri cento dopo gli scontri. «Abbiamo le immagini e del dna», ora «si procederà».

Per il futuro bisogna cambiare. «C'è chi gioca sporco utilizzando le regole. Dobbiamo dare ai prefetti il potere di vietare le manifestazioni, anche quelle legittime e pacifiche, quando c'è il rischio di infiltrazioni». Altre proposte, «alzare le pena per gli incappucciati e introdurre l'arresto preventivo o in differita di 48 ore come per le partite». Ma per Roberto Maroni «è solo un maquillage».