Raggi cancella la storia Sfrattato il museo sul rogo di Primavalle

Sigilli all'associazione che ricorda i fratelli Mattei, arsi vivi durante gli Anni di piombo

Un ragazzo carbonizzato appoggiato al davanzale della finestra. Quella foto spaventosa è uno dei simboli degli anni di piombo. E quell'azione scellerata, il rogo di Primavalle, è un episodio chiave per capire la spirale di odio che come un mulinello avrebbe risucchiato tanti giovani nel decennio successivo. Era il 16 aprile 1973, una data che purtroppo è entrata a pieno titolo nella storia d'Italia.

Ma evidentemente a Roma c'è chi non sa o ha perso la memoria e tratta quella pagina indelebile come una pratica qualunque. Cosi ieri, a sorpresa, le forze dell'ordine hanno sfrattato l'associazione Fratelli Mattei e hanno chiuso quei locali, come se si trattasse di mandare via qualche inquilino abusivo e non un capitolo del nostro dopoguerra.

Quello spazio era stato concesso nel 2007 dalla giunta Veltroni ed era diventato un piccolo sacrario e un luogo di riflessione in cui far rivivere Virgilio, che aveva 22 anni, e il fratellino Stefano, 8 anni, morti nell'incendio della loro modesta casa. La loro colpa era quella di essere figli di Mario Mattei, dirigente locale del Movimento sociale Italiano, e per questo tre militanti di Potere operaio concertarono il blitz notturno che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più devastanti: gli altri sei membri della famiglia, il padre, la madre e quattro figli, si salvarono fortunosamente lanciandosi dalle finestre o riuscendo a superare miracolosamente la barriera del fuoco.

Ci si chiede dunque cosa abbia spinto Virginia Raggi a gestire con il piglio di un ragioniere una storia che tutti gli italiani dovrebbero conoscere.

L'associazione aspettava, dopo una lunga stagione d'incertezza, un vero contratto per definire meglio la propria posizione e pensare con ordine alle iniziative future. È arrivato invece l'ufficiale giudiziario e con la forza pubblica l'oltraggio alla coscienza collettiva del Paese. Risultato: un coro di reazioni inferocite, trasversale agli schieramenti dell'emiciclo politico. «È incredibile - si indigna un big del Pd come Roberto Giachetti - che la sindaca Raggi abbia sfrattato l'associazione Fratelli Mattei dai locali concessi per mantenere viva la memoria della tremenda tragedia di Primavalle. È indecente che in una città in cui si riaffacciano episodi di violenza l'amministrazione colpisca i presidi di democrazia e impegno civile».

Sulla stessa lunghezza d'onda il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, di Fratelli d'Italia: «Con questa immonda azione per me ora Roma non ha più un sindaco. Virginia Raggi si vergogni di violentare in un modo cosi empio una famiglia e una comunità devastate dall'odio degli anni Settanta».

Reazioni furibonde, dunque, davanti a un atto che non si capisce bene quanto sia voluto. Il sospetto è che si sia agito con burocratica ottusità senza considerare il luogo in cui mostrare per una volta l'efficienza dell'ansimante macchina comunale. Così la capitale che ogni giorno riempie la cronaca con i suoi disastri, cancella la propria storia.